Il mio cane nero è pezzato
(Il mio cane nero è pezzato)
Il mio cane nero è
un bastardo. Come quello di Wodehouse -ma forse di un altro scrittore umoristico- non solo è animato da una
intenzione perversa (nel caso di quello di Wodehouse era trascinare mobili) ma
anche da un forza mostruosa. Di solito amo gli animali, ma questo, se
mi fosse possibile, lo farei sopprimere e non perché non soffra più:
lui non soffre per niente, fa soffrire me nella più perfetta indifferenza, non è nemmeno un animale sadico. A ben guardare non mostra nessuna emozione, non sono
ancora riuscito a trovargli dei punti deboli, men che meno il senso
di opportunità o la pietà. Riesco a distoglierlo un secondo solo se
gli sposto l'attenzione, se gli prometto un obiettivo più
sostanzioso, ma poi lo esige, e ha abbastanza forza per pretenderlo.
Compare all'improvviso non invitato. Sono felicemente sulla panchina
davanti casa e mi sto godendo il sole. Non ho un pensiero al mondo, e
ecco che inizia il sospetto di un fastidio alla gola. Alla gola…
sta esattamente dietro la trachea, abbastanza in alto, quel fastidio.
Se mi circondo il collo con una mano, come se desiderassi
strangolarmi da solo, i punti della pressione sono sotto i
polpastrelli dell'indice e del pollice, esattamente dove si trovano i
punti del dolore. E' lui. Per ora è un
male piuttosto leggero, una compressione, più che altro. Se evolverà
diverrà più forte, ma sempre piuttosto sordo e con un avena di
bruciante. Talvolta mi è capitato di interpretare così la frase “ti
brucia?” per chiedere se una sconferma, una offesa all'amor proprio
ci ha colpito, ma forse a altre persone il loro cane morde altre
parti del corpo, forse il loro bruciore è inconfessabile -non voglio
saperlo. A me brucia lì, ai lati del collo, in alto e non è un tipo
di bruciore che possa minimamente darmi piacere.
A questo punto posso
alzare gli occhi dal libro che sto leggendo e eccolo qui. Sta seduto
sull'erba a un metro scarso di dstanza, mi fissa con quegli occhi vigili ma senza espressione, la lingua fuori
dalla bocca, in attesa. Cerco di concentrarmi di nuovo su quello che
stavo facendo, ma il momento magico è già passato. Ho tutto il
tempo per guardarmela bene questa bestia. Non dà segni di notarmi,
rimane lì, nemmeno mi segue con lo sguardo. Tazza media, pelo corto,
muso largo con le mascelle forti, occhi piccoli inespressivi ma vivi, orecchie corte, dritte, appena piegate alle
estremità. Sta sempre con lo sguardo fisso davanti a sé. Ha le
zampe piuttosto grosse e la coda, dritta e piuttosto corta, è
stesa in linea con la schiena. Non è nemmeno nero. Solo uno come
Karl Gustav lo può avere nero e magari con gli occhi di brace e se
ne può fare accompagnare. Il mio è un fetentissimo pezzato bianco
(la coda è bianca candida) e marrone rossiccio di nessun pregio. Di
solito non lo vedo, se ne starà nascosto da qualche parte, a
annusare in giro. Ecco! Il naso gli deve funzionare bene perché mi
rintraccia subito, arriva inaspettato ma preciso. Mai che si possa
far distrarre da qualcosa, diciamo una bella carognetta in mezzo
all'erba, sul ciglio di quella forra, laggiù un po' lontano. No, no,
lui arriva puntuale secondo criteri suoi che io non ho compreso. E'
richiamato da un odore, da una traccia o da un suono? Oppure ha un
sesto senso che a noi umani non è dato conoscere tipo ultrasuoni,
ultracolori o ultrapuzze?
E' un cane a cui non
gliene può fregare di meno di niente: se azzanna, azzanna più o
meno forte. Quando azzanna al massimo, stringendo le mascelle dimena
anche un po' la testa. Non graffia, non abbaia. Non prova piacere
-che io sappia. Ora che gli sto girando attorno, lui non muove
muscolo, si limita a respirare veloce, così per tenere il sangue
ossigenato e essere pronto al balzo, mi sento incoraggiato dalla
vostra presenza e mi verrebbe voglia di alzargli la coda. Il fatto
che abbia il sedere sull'erba mi fa pensare alla sensazione di fresco lì sotto dove la pelle è sensibile e
mi vien la curiosità di chiedermi se sia maschio o femmina. Qualcosa mi dice che è asessuato e che non ha orifizi di sorta. Per cui l'erba sotto il
sedere non gli fa niente, al cretino.
Ora ci siete voi, la
giornata è bella e io posso girargli intorno relativamente
tranquillo. Posso anche fingere che il dolorino duplice alla gola sia
solo un ricordo di quello feroce di qualche ora fa. Puzza? Non me lo
sono mai chiesto. Un attimo. No, anche se non vuol dire: forse
bisognerebbe attendere un giorno di pioggia come succede con molti
cani in carne e ossa. Però quando ce l'ho attaccato alla gola non
ricordo un odore particolare e nemmeno il bagnato della saliva, solo i denti. Di lui sento solo la
pressione dolorosa al collo, incorporea, priva di peso, direzionata
dall'esterno verso l'interno. Deve avere degli strani denti, duri e
non taglienti, disposti al posto degli incisivi, altrimenti il morso
sarebbe più ampio, no?
Ora sembra che non
balzerà. Non subito almeno. Mi sono risieduto sulla panchina e torno
a guardarmi attorno. Gli alberi sono sempre belli, (mi verrebbe da
dire ancora belli, come se il suo arrivo lui potesse cambiare qualcosa
oltre allo stato del mio collo) e l'erba è fresca e tenera, di certo
anche sotto di lui, per nulla piegata dal suo inesistente peso. Anzi,
ora che ci faccio caso lo vedo un po' evanescente, leggermente
trasparente. Ma i suoi occhi sono attenti e sono certo che se si
mettesse in movimento potrebbe iniziare la sua devastazione. Eh, sì,
qui non c'è solo il dolore alla trachea. Non so bene come spiegarlo
ma quando si scatena mentre mi stringe al collo è anche in grado di
entrarmi in casa e strappare, rompere, rovesciare, talvolta lordare
le mie cose. Questo non è il lengheretto dispettoso che vi fa
trovare la calza a rovescio, questo è un bastardo in grado di
indovinare le vostre più recondite intenzioni e per lui non c'è
nascondiglio, non c'è cassaforte, non c'è barriera che tengano.
L'unica cosa che non può arrivare a ledere sono le attività
creative, il costruire, il cercare e il trovare, il determinare nuovi
ordini, priorità, importanze, punti di vista, in generale lo
spostare in avanti un limite. Se ci riesco lo spiazzo.
Mi è difficile dire
da quando quella bestia mi stia accanto. Ci sono anche stati lunghi
periodi in cui non si è fatta proprio sentire e -lo devo dire-
queste assenze hanno coinciso anche con il sessantotto, il
settantasette tanto che mi venne da trarne qualche improvvida
conseguenza.

a parte il colore e l'assenza di occhi di brace, è uguale, uguale al mio! Il mio gli occhi di brace ce li ha ma ugualmente non ne interpreti i moti. Per anni nei miei sogni ricorrenti è apparso sottoforma di animali diversi. Quasi sempre un determinatissimo e consapevole toro bianco (in epoche nelle quali il mito di Europa era sconosciuto alla mia coscienza), una volta un toro nero dal pelo lucente, un'altra un cavallo che appariva al margine di un bosco. Una tigre, un orso assetato di carne...sempre lì, consapevole e determinato, dritto alla meta senza aggressività...
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