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Bottoni cuciti

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Inciampo talvolta nel ricordo vivo - ma tanto puntuale e isolato da risultarmi astratto-  di quando stavo  in piedi accanto alla finestra non so se davanti a mia madre o a mia nonna sedute, a farmi vestire perché non sapevo abbottonarmi gli abiti di maglina che hanno afflitto la mia infanzia. Credo che si trattasse di pantaloncini corti con le bretelle –per così dire- incorporate. Forse erano intrecciate dietro la schiena. D’altra parte erano necessarie perché le braghette non  avrebbero altrimenti potuto reggersi, visti gli elastici che si usavano allora: stretti, cuciti nel bordo, tanto poco durevoli che mi è difficile ricordare un paio di mutande che non si afflosciassero giù per il sedere. Le scarpe chissà se avessero i lacci, immagino di sì. E ci sarà stata una maglietta, e dei calzini corti con l’elastico sfiancato,  e infine c’era di sicuro il berrettino, a maglia. Io sul berretto, sopra la visiera, mi facevo applicare dei bottoni, bottoni comuni di varia m...

cara bambina

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Cara bambina, quanti anni avremo mai avuto quando giocammo per una mezzoretta assieme accovacciati per terra a impastare fango? Quattro o cinque, direi, ma è più probabile di meno. Alle mie spalle la mia casa e alle tue un anonimato che non mi incuriosiva allora e non mi incuriosisce adesso perché tu nella mia vita sei stata destinata ad avere la consistenza di un fantasma. Eravamo su un terreno neutro, in un cortile nè mio nè tuo, e i due giochi -il mio e il tuo- con proprietà indivisa si svolgevano paralleli, condividendo soltanto luogo, tempo e sostanza, cioè una bella fanghiglia semiliquida. Stavamo di fronte e le nostre mani quasi si toccavano, ma quello che ci avrebbe legati sarebbe stato soltanto il far lo stesso gioco, contemporaneamente, nello stesso luogo, con lo stesso oggetto e solo una osservatrice distratta (o inguaribilmente aristotelica) avrebbe potuto dire che stavamo giocando assieme. Se non... Anzi, volevo parlarti proprio di quello, del fare la stessa cosa...

Merdine

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Sono uno stronzo. Oltre a molte altre cose, sono un fetentissimo stronzo. Naturalmente non parlo della stronzaggine inavvertita, di quella che potreste sinceramente negare fino alla morte qualora ve ne imputassero. Parlo del fatto che talvolta faccio lo stronzo sapendolo benissimo. Non mi piace esserlo e provo odio quando lo sono, un odio viscerale e feroce rivolto a me stesso e alle circostanze, ma so di essere molto capace di fare lo stronzo –il che vuol dire che lo sono stato- e, in queste cose, una volta che lo sei stato una volta lo sei per sempre. Spero di saper essere uno stronzo duro e spigoloso, non una montagna di merda: qualcosa che a tirarlo fa male ma che sporca poco le mani. Una volta mi dissero che ero una merdina, mi brucia ancora. Me lo dissero con accento bolognese e se c’è qualcosa che non vorrei più sentirmi dire con quell’accento o con qualsiasi altro è proprio quella parola. A essere stronzi ci vuole un poco di coraggio e ci vuole applicazione e un...

Cara Mamma, sono un po' nei casini...

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Cara Mamma, non credo tu lo sappia già, ma sono qui già da un po'., anche se mi rendo conto di non sapere più esattamente come misurare il tempo in questo spazio di luce in cui non ci sono più né cuore né polmoni dentro di me a scandire il suo trascorrere. Me lo ero immaginato diverso, te lo confesso: non ci ho mai creduto alle voci smorzate e commosse con cui mi dicevano che tu mi avresti sempre “guardato di lassù” e comunque immaginavo che tu avresti avuto occhi solo per me, nemmeno per mia sorella e figuriamoci poi per papà. E invece eccomi a osservare questa smisurata incredibile balconata e tutti quei visi rivolti in basso: mi sembra una delle terrazze di Frascati, con tutte quelle colonnine e la città eterna in fondo; ma qui è tutto moltiplicato per una cifra incalcolabile e poi gli eterni siamo noi, almeno credo. Se anche tu sei tra quelle moltitudini, non ti sarà certo sfuggito il mio arrivo per quanto io mi sia presto accorto che i volti che mi attorniano non h...