2 Volumi Oscar Mondadori
2 Volumi Oscar Mondadori
Trotsky, La Rivoluzione Russa. 2 Volumi Oscar Mondadori, belle copertine, il cofanetto non c'è più.
Guardo i due volumi in edizione economica, ritrovando il dorso segnato da una apertura esagerata del libro e mi stupisco non trovando nome e data sul risvolto di copertina. Allora -e per molti anni a venire- i libri io li compravo (rarissimamente li taccheggiavo), marchiandoli immediatamente con iniziali e anno di acquisto, poi non li leggevo. Quel libro, invece, lo avevo letto e ora posso ritrovare a margine le note (a matita!) e qualche periodo sottolineato. Anche queste sono abbastanza veritiere, non sono state messe un po' a caso con lo stesso scopo per cui i cani fanno la pipì agli angoli delle case: loro marcando il territorio e rappresentando la loro presenza con l'odore, io spesso sottolineando frasi per evocare attenzione, intelligenza, ricordo dove c'era solo fretta di finire, di chiudere, di passare a altra occupazione. Quel libro effettivamente lo ho letto con concentrazione e in parte forse lo ho anche capito.
Era il 1969 a Selva dei Pini, sanatorio per universitari. Me li ero ritrovati per terra nel corridoio davanti alla mia stanza malamente forzati, forse nel tentativo poco convinto di strapparli. Torno dal pranzo o dalla passeggiata, non ricordo, e mi trovo porta aperta, libri per terra e stanza in disordine: manifesto della rivoluzione cubana segato, altri libri gettati per terra.
Chi si ricorda se fossero due o tre gli accoliti del triestino lettore di Evola che se ne stava rintanato nella stanza in fondo a destra? Olivastro, pallido, gli occhi un po' sporgenti con le palpebre basse sulle pupille, la bocca colorita e mobile che tradiva la sensualità del carattere, mi aveva irretito un paio di volte a discutere di ideologia, di supremazia, individuale, intellettuale, culturale, forse di razza. Figuriamoci un po'! Ero davvero il soggetto giusto per discutere di queste cose, io che pariteticamente timbravo i miei acquisti per acquisire punti. Probabilmente aveva intuito di non trovarsi di fronte a un suo pari e mi aveva dunque ritenuto degno di una piccola spedizione. O magari gli scagnozzi avevano agito per conto proprio. Non ricordo proprio se e come reagii, non credo di aver approfondito e di sicuro non andai a cercarmeli, i miei incursori: mai stato bravo a fare a botte. Penso che si sia trattato comunque di un episodio isolato, perché non ho altri ricordi collegati a quello.
Ora che ci penso il ragazzo triestino aveva una passione smodata per la Montagna Incantata: il che, visto il luogo, non mi sembrava troppo sano.
Trotsky, La Rivoluzione Russa. 2 Volumi Oscar Mondadori, belle copertine, il cofanetto non c'è più.
Guardo i due volumi in edizione economica, ritrovando il dorso segnato da una apertura esagerata del libro e mi stupisco non trovando nome e data sul risvolto di copertina. Allora -e per molti anni a venire- i libri io li compravo (rarissimamente li taccheggiavo), marchiandoli immediatamente con iniziali e anno di acquisto, poi non li leggevo. Quel libro, invece, lo avevo letto e ora posso ritrovare a margine le note (a matita!) e qualche periodo sottolineato. Anche queste sono abbastanza veritiere, non sono state messe un po' a caso con lo stesso scopo per cui i cani fanno la pipì agli angoli delle case: loro marcando il territorio e rappresentando la loro presenza con l'odore, io spesso sottolineando frasi per evocare attenzione, intelligenza, ricordo dove c'era solo fretta di finire, di chiudere, di passare a altra occupazione. Quel libro effettivamente lo ho letto con concentrazione e in parte forse lo ho anche capito.
Era il 1969 a Selva dei Pini, sanatorio per universitari. Me li ero ritrovati per terra nel corridoio davanti alla mia stanza malamente forzati, forse nel tentativo poco convinto di strapparli. Torno dal pranzo o dalla passeggiata, non ricordo, e mi trovo porta aperta, libri per terra e stanza in disordine: manifesto della rivoluzione cubana segato, altri libri gettati per terra.
Chi si ricorda se fossero due o tre gli accoliti del triestino lettore di Evola che se ne stava rintanato nella stanza in fondo a destra? Olivastro, pallido, gli occhi un po' sporgenti con le palpebre basse sulle pupille, la bocca colorita e mobile che tradiva la sensualità del carattere, mi aveva irretito un paio di volte a discutere di ideologia, di supremazia, individuale, intellettuale, culturale, forse di razza. Figuriamoci un po'! Ero davvero il soggetto giusto per discutere di queste cose, io che pariteticamente timbravo i miei acquisti per acquisire punti. Probabilmente aveva intuito di non trovarsi di fronte a un suo pari e mi aveva dunque ritenuto degno di una piccola spedizione. O magari gli scagnozzi avevano agito per conto proprio. Non ricordo proprio se e come reagii, non credo di aver approfondito e di sicuro non andai a cercarmeli, i miei incursori: mai stato bravo a fare a botte. Penso che si sia trattato comunque di un episodio isolato, perché non ho altri ricordi collegati a quello.
Ora che ci penso il ragazzo triestino aveva una passione smodata per la Montagna Incantata: il che, visto il luogo, non mi sembrava troppo sano.
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