cara bambina
Cara bambina, quanti anni avremo mai avuto quando giocammo per una mezzoretta assieme accovacciati per terra a impastare fango? Quattro o cinque, direi, ma è più probabile di meno. Alle mie spalle la mia casa e alle tue un anonimato che non mi incuriosiva allora e non mi incuriosisce adesso perché tu nella mia vita sei stata destinata ad avere la consistenza di un fantasma. Eravamo su un terreno neutro, in un cortile nè mio nè tuo, e i due giochi -il mio e il tuo- con proprietà indivisa si svolgevano paralleli, condividendo soltanto luogo, tempo e sostanza, cioè una bella fanghiglia semiliquida. Stavamo di fronte e le nostre mani quasi si toccavano, ma quello che ci avrebbe legati sarebbe stato soltanto il far lo stesso gioco, contemporaneamente, nello stesso luogo, con lo stesso oggetto e solo una osservatrice distratta (o inguaribilmente aristotelica) avrebbe potuto dire che stavamo giocando assieme. Se non... Anzi, volevo parlarti proprio di quello, del fare la stessa cosa...