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Visualizzazione dei post da febbraio, 2017

Acquattato

E' il due febbraio ed è ormai qualche giorno che sono a Erbil. Esco poco perchè vorrei che la mia presenza fosse la più discreta possibile, ma anche perché non ho animo di fare il turista. Sarei curioso come un turista e nessuno credo se ne offenderebbe. In un certo senso mi sento a casa e non trovo nulla nè di incomprensibile nè di particolarmente estraneo attorno a me: case come le nostre, gente come la nostra, cibi con i nostri sapori, le medesime regole del camminare, del guardare, del sedersi in uno slargo di un bivio -l'equivalente di una piazzetta- a prendere il sole e a guardare la gente che passa con un po' di educata curiosità. Dunque, fare il turista di cosa? Il disagio di fare i turisti ha un po' cambiato il senso della parola stessa. Turista è diventato sinonimo di consumatore di eventi, spettacoli, luoghi turistici più che esploratore di luoghi lontani, esotici. Ma nell'uno e nell'altro caso, ancora, quale turismo? Sotto una vernice s...

Una immagine

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Una immagine Ora che ci troviamo a cavallo tra febbraio e marzo è passato quasi un mese da che siamo tornati da Erbil e si sta lentamente attenuando lo stato di veglia emotiva che quella esperienza mi aveva lasciato addosso al di là dei ricordi consapevoli. Per giorno sono stato nettamente consapevole dei miei pensieri e delle mie emozioni. Una concentrazione fortissima ai limiti dell'eccitazione che mi rendeva uggiosa l'idea del letto e del riposo. Adesso che questo stato si sta placando mi rendo conto che niente viene trascinato via dall'onda di ritorno e che i frutti che si erano formati sotto il pelo della marea sono al loro posto, distribuiti qui e là sulla sabbia allisciata dall'acqua in ritiro. Un rocchetto di filo, un sassolino curioso, una trottola, un vetro colorato. Prima di raccogliere il primo vengo sorpreso dalla considerazione che il mio sguardo è cambiato e anche il mio tempo. Rifletto sull'immagine che ho inserito qui in alto...