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Visualizzazione dei post da 2017

cara bambina

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Cara bambina, quanti anni avremo mai avuto quando giocammo per una mezzoretta assieme accovacciati per terra a impastare fango? Quattro o cinque, direi, ma è più probabile di meno. Alle mie spalle la mia casa e alle tue un anonimato che non mi incuriosiva allora e non mi incuriosisce adesso perché tu nella mia vita sei stata destinata ad avere la consistenza di un fantasma. Eravamo su un terreno neutro, in un cortile nè mio nè tuo, e i due giochi -il mio e il tuo- con proprietà indivisa si svolgevano paralleli, condividendo soltanto luogo, tempo e sostanza, cioè una bella fanghiglia semiliquida. Stavamo di fronte e le nostre mani quasi si toccavano, ma quello che ci avrebbe legati sarebbe stato soltanto il far lo stesso gioco, contemporaneamente, nello stesso luogo, con lo stesso oggetto e solo una osservatrice distratta (o inguaribilmente aristotelica) avrebbe potuto dire che stavamo giocando assieme. Se non... Anzi, volevo parlarti proprio di quello, del fare la stessa cosa...

Merdine

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Sono uno stronzo. Oltre a molte altre cose, sono un fetentissimo stronzo. Naturalmente non parlo della stronzaggine inavvertita, di quella che potreste sinceramente negare fino alla morte qualora ve ne imputassero. Parlo del fatto che talvolta faccio lo stronzo sapendolo benissimo. Non mi piace esserlo e provo odio quando lo sono, un odio viscerale e feroce rivolto a me stesso e alle circostanze, ma so di essere molto capace di fare lo stronzo –il che vuol dire che lo sono stato- e, in queste cose, una volta che lo sei stato una volta lo sei per sempre. Spero di saper essere uno stronzo duro e spigoloso, non una montagna di merda: qualcosa che a tirarlo fa male ma che sporca poco le mani. Una volta mi dissero che ero una merdina, mi brucia ancora. Me lo dissero con accento bolognese e se c’è qualcosa che non vorrei più sentirmi dire con quell’accento o con qualsiasi altro è proprio quella parola. A essere stronzi ci vuole un poco di coraggio e ci vuole applicazione e un...

Cara Mamma, sono un po' nei casini...

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Cara Mamma, non credo tu lo sappia già, ma sono qui già da un po'., anche se mi rendo conto di non sapere più esattamente come misurare il tempo in questo spazio di luce in cui non ci sono più né cuore né polmoni dentro di me a scandire il suo trascorrere. Me lo ero immaginato diverso, te lo confesso: non ci ho mai creduto alle voci smorzate e commosse con cui mi dicevano che tu mi avresti sempre “guardato di lassù” e comunque immaginavo che tu avresti avuto occhi solo per me, nemmeno per mia sorella e figuriamoci poi per papà. E invece eccomi a osservare questa smisurata incredibile balconata e tutti quei visi rivolti in basso: mi sembra una delle terrazze di Frascati, con tutte quelle colonnine e la città eterna in fondo; ma qui è tutto moltiplicato per una cifra incalcolabile e poi gli eterni siamo noi, almeno credo. Se anche tu sei tra quelle moltitudini, non ti sarà certo sfuggito il mio arrivo per quanto io mi sia presto accorto che i volti che mi attorniano non h...

Ctrl + Z

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cd\ è un comando di ontologica potenza nel mondo del sistema operativo DOS perché riporta rapidamente alla radice dell'albero dei file e insieme attesta della sua unicità. Unicità, univocità, consequenzialità… qui non c'è nessuna eterogenesi dei fini e non ci verrà mai chiesto di metterci in discussione. Se non si è uno Zichichi, cioè uno che fa esempi più complicati del loro oggetto, questa rassicurante realtà rende possibile costruire una descrizione piana, sequenziale, logica: si comincia con l'albero rovesciato delle directory, dalla radice dell'unità logica e si può proseguire sicuri di non perdersi mai tanto che, se ci capitasse di notare occhi sbarrati e espressioni annegherecce potremmo stare certi che non è responsabilità nostra, che non siamo NOI a non capire. In questo contesto, se si ricevesse la fatidica domanda che gli allievi fanno agli istruttori fissando smarriti lo schermo“cosa è successo?” potremmo sempreessere sicuri di poter rispondere “ha scr...

forbici spuntate

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Andar per ricordi è come andare per funghi, con la differenza che un porcino non ti viene incontro alla svolta del sentiero, non ti tende agguati, non ti si impone. Stamane mi sono rivisto sul balcone della casa che fu del nonno, uno di quei balconi che spesso si trovano sopra ai portoni di ingresso. Forse li costruiscono lì per proteggere dalla pioggia l'entrata o l'uscita da casa, l'apertura o la chiusura dell'ombrello, la pulizia delle suole delle scarpe. E' un balconcino piccolo, di pietra trentina, con un parapetto in ferro battuto. La porta finestra da sul giro scale e a pochi metri c'è la porta del nostro appartamento. E' un pomeriggio di autunno, fa piuttosto freddo. Penso che avrò avuto cinque o sei anni. Mia madre è in cucina, due finestre a destra; mi ha prestato un coltello da cucina con cui volevo scolpire un pezzo di legno, immagino per ricavarne una pistola o una nave. Compito superiore alle mie forze: non riesco a tenere fermo il legno né...