mozzarelle
mozzarelle
Dunque…
quattrocentotrenta anni sono circa 18 generazioni se le calcoliamo di
venticinque anni l'una, ma solo nove o meno se intendiamo la distanza tra
un maestro e un allievo: un sessantacinquenne che insegna a un
quindicenne ricettivo come una spugna sono 50 anni giusti giusti. A proposito di celibato, di potere, di conoscenza, di
riproduzione...
Sarà l'89? Sono in
Puglia, in un negozio di mozzarelle di Cisternino. Mi accorgo che
nella testa la sto mettendo giù come in un film con Steve McQueen:
potrei essere in banca, fingendomi un cliente per estrarre poi un
revolver: fermi tutti! E' una rapina! Invece sto descrivendo l'attesa
prosaica in attesa di essere servito… Ma ecco che un depliant della
pro-loco mi incuriosisce e inizio a leggerlo. Si tratta di un breve
articolo su una Madonna nera locale, su una sua icona, voglio dire.
Man mano che leggo la mia attenzione è sempre più attratta dal modo
di argomentare. Con dovizia di sapere e di ingegno lo scrivente
spiega che si tratta di un'opera inestimabile perché assomiglia
moltissimo, è davvero paragonabile, forse per alcuni aspetti la
supera, ma forse anche no (l'autore si fa un dovere di essere
obiettivo anche quando non gli conviene, lo vediamo quanto è
corretto?), dunque assomiglia moltissimo, è paragonabile a la
Madonna nera di … (qualsiasi posto va bene) che è un capolavoro
assoluto. … Ma io questo modo di argomentare che sposta
l'attenzione sulla logica del discorso, anche su più piani della
logica del discorso (uno meno attinente dell'altro, peraltro)
piuttosto che sulla tesi, io questo modo lo conosco, mi è familiare!
E' un ritornello che fa du-du-dududu...
La lettura si fa
affannosa. Proust rimacinato alla rovescia: è lo scritto a
ricordarmi un profumo lontano! Alla fine dell'articolo trovo il nome
dell'estensore e accanto il nome della città che -se non mi ha dato
propriamente i natali- mi ha allevato nel suo non del tutto generoso
seno. Estraggo il revolver, è il Concilio di Trento! Fermi tutti, è
un sillogismo! Falso sillogismo, peraltro.
Togliendo
quattrocentotrenta anni all'89 ci si trova (a Trento) più o meno
verso la fine del Concilio a discutere, a mettere a punto, a affinare
armi e strumenti da usare nella guerra ideologica contro il nuovo.
Quante volte nella
giovinezza mi sono frustrato, arrabbiato e deluso parlando con
trentini che solo astrattamente erano disposti a discutere. Penso che
almeno talvolta non si accorgessero neppure di ragionare sulla base
di qualcosa che non è propriamente un pregiudizio: erano
disponibilissimi a agire il giudizio assieme perché erano i
presupposti a essere taroccati e irraggiungibili, tagliati fuori
dalla reciprocità. Se poi avevi l'impressione che il tuo
non-interlocutore avesse consapevolezza della scorrettezza della sua
posizione, se coglievi nei suoi occhi o sulle sue labbra il
sorrisetto compiaciuto della superiorità, potevi davvero ritrovarti
con la schiuma alla bocca. Consapevolezza… non so, forse qualche
volta queste cose sono accompagnate da una consapevolezza cieca come
quella del forzuto a braccio di ferro. Lui mica lo sa il perché, sa
solo che ti batterà e se ne compiace. Comunque grande corazzatura vi
hanno regalato, beati voi!
Ma queste ipotesi di
lunghe trasmissioni attraverso la storia a che vale analizzarle
troppo? Intanto magari si tratta di una mia paranoia o magari è
stata la scuola di Cecco Beppe e non il seminario arcivescovile a
inculcarle o ancora la causa è una naturale disposizione delle
circonvoluzioni cerebrali. Valgono gli effetti: sofismi o
testardaggine che siano il risultato è solo una bella e oggettiva
impermeabilità di opinioni. Ho letto e sentito dire che succede
anche con i contadini ma in questo caso la diagnosi è semplice e
immediata: teste dure. Ai miei tempi ancor più facile se si trattava
di contadini della Val di Non che almeno allora erano famosi per la
durezza del cranio e per la resistenza agli evangelizzatori. Si
tratta di una nomea, né più né meno di quella che io mi ritroverei
a appioppare sulla base del discorso di prima ai trentini. Chiedo
scusa. E a mia attenuante richiamo il fatto di essere stato immerso
fin da bimbo nella trentinitudine di allora come un buondì nel
cappuccino: ci si spappola. Comunque, a generale consolazione, vorrei
dire che si è sempre i terroni di qualcun altro e che ho scoperto
che nell'emisfero australe i terroni sono quelli che stanno a nord.
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