Dalle Alpi alle Piramidi
Dalle Alpi alle Piramidi
La cronologia comincia a mancarmi un po', ma fino a quando riesco a farne a meno, preferirei continuare così, dottore, lei è d'accordo? Me ne sono accorto ieri, di questa esigenza, quando a un certo punto mi è saltato su il ricordo del golpe in Grecia, i colonnelli, l'università di Atene assediata dai blindati. Quando fu? Anticipò o seguì? (Non per tutti il 68 fu un punto di svolta e di partenza come per me, per molti fu un punto intermedio e possono aver miglior memoria di ciò che venne prima e di cosa dopo.) Di una data sono comunque sicuro e è l'agosto del 68, l'invasione della Cecoslovacchia. Alla fine delle vacanze di famiglia eravamo sulla via del ritorno dalla Spagna. Eravamo in un campeggio vicino al lago di Avigliana quando mio padre sentì la notizia dal giornale radio e ci affrettammo a rientrare. Fu dunque già a settembre che organizzammo il sit-in contro la repressione del movimento di Praga? Ricordo che era una bella giornata e che c'era il sole caldo, ma potrebbe essere stato ottobre. So che presi brevemente la parola. A sera, mio padre ricevette una telefonata di rimostranze da parte di un qualche compagno di partito. Lo sapeva lui che suo figlio si era schierato contro l'armata rossa? Su questo punto papà era sicuramente più d'accordo con me che con loro, ma il clima era pur sempre quello e noi rompevamo davvero equilibri e schemi.
E di nuovo la sequenza traballa. Nel 1968 si tennero le elezioni politiche, a maggio. A me verrebbe di collocarle dopo il sit-in e la telefonata serale. Le dico il perché, dottore. La stazione ferroviaria di Trento era attraversata dai treni che portavano ai seggi gli operai emigrati in Germania. Noi passammo molte ore distribuendo volantini e adesivi agli elettori in transito. Se non sbaglio si trattava di propaganda anti pi esse u. Si metteva in burletta la pretesa di Nenni di accedere alla stanza dei bottoni. Era propanda del PCI o del PSIUP? Non è importantissimo ma un pochino sì perché immaginavo di essere d'accordo su questo, in famiglia. Ma tornai a casa tardissimo e venni rimproverato duramente. Così presi carta e penna e scrissi a mio padre una lettera in cui prendevo le distanze dalla sua tutela, dalla sua vita e dalla nostra relazione precedente. Io non mi rendevo conto dell'effetto che una cosa del genere poteva fargli e mi accontentai del risultato pratico, di non essere più scocciato. Solo molti anni dopo seppi che lui quella lettera se la conservava nel portafoglio. Come un talismano doloroso per le sue ansie e preoccupazioni di padre o come l'amante conserva l'ultima lettera dell'amata? Mi spiace di non poterlo sapere fino in fondo.
Quell'anno comunque era prima liceo, il sessantotto cresceva di una unità ben prima di capodanno man mano che la rivolta si diffondeva ai luoghi comuni. Operai studenti uniti nella lotta è molto riconoscibilmente uno slogan programmatico anche se forse rovesciato e la trama disegnata dallo sviluppo delle lotte e della reazione è oggi molto più leggibile di prima. Ma fermo qui la tentazione di sbirciare qualche sito o qualche narrazione: facile trionfo fare a pezzi oggi la retorica perbenista e reazionaria che in questi interminabili anni si è applicata a erodere, svisare, depistare. Tanto facile da risultare amarissimo e comunque abbastanza repellente da alzarmi la pressione, dottore.
Il sessantanove mi si presenta con le pagine malamente inchiostrate di volantini densi come dentifricio, di fotografie sparate nell'annullamento dei mezzi toni. Eppure il bianco/nero del mondo che più che emergere si apriva dalle profondità marine era una fotografia raffinata, ricca di toni, scattata tramite obiettivi ad alta definizione. Era il ciclostile a spandere macchie di nero sul bianco e a fare stile e tendenza. Era la stoffa degli striscioni e delle bandiere a trasformare il Che in una serie di macchie riconoscibilissime che poi venivano copiate anche su carta patinata. Era il contrasto del cielo a rendere così nere le bombe in caduta dagli aeroplani.
La cronologia comincia a mancarmi un po', ma fino a quando riesco a farne a meno, preferirei continuare così, dottore, lei è d'accordo? Me ne sono accorto ieri, di questa esigenza, quando a un certo punto mi è saltato su il ricordo del golpe in Grecia, i colonnelli, l'università di Atene assediata dai blindati. Quando fu? Anticipò o seguì? (Non per tutti il 68 fu un punto di svolta e di partenza come per me, per molti fu un punto intermedio e possono aver miglior memoria di ciò che venne prima e di cosa dopo.) Di una data sono comunque sicuro e è l'agosto del 68, l'invasione della Cecoslovacchia. Alla fine delle vacanze di famiglia eravamo sulla via del ritorno dalla Spagna. Eravamo in un campeggio vicino al lago di Avigliana quando mio padre sentì la notizia dal giornale radio e ci affrettammo a rientrare. Fu dunque già a settembre che organizzammo il sit-in contro la repressione del movimento di Praga? Ricordo che era una bella giornata e che c'era il sole caldo, ma potrebbe essere stato ottobre. So che presi brevemente la parola. A sera, mio padre ricevette una telefonata di rimostranze da parte di un qualche compagno di partito. Lo sapeva lui che suo figlio si era schierato contro l'armata rossa? Su questo punto papà era sicuramente più d'accordo con me che con loro, ma il clima era pur sempre quello e noi rompevamo davvero equilibri e schemi.
E di nuovo la sequenza traballa. Nel 1968 si tennero le elezioni politiche, a maggio. A me verrebbe di collocarle dopo il sit-in e la telefonata serale. Le dico il perché, dottore. La stazione ferroviaria di Trento era attraversata dai treni che portavano ai seggi gli operai emigrati in Germania. Noi passammo molte ore distribuendo volantini e adesivi agli elettori in transito. Se non sbaglio si trattava di propaganda anti pi esse u. Si metteva in burletta la pretesa di Nenni di accedere alla stanza dei bottoni. Era propanda del PCI o del PSIUP? Non è importantissimo ma un pochino sì perché immaginavo di essere d'accordo su questo, in famiglia. Ma tornai a casa tardissimo e venni rimproverato duramente. Così presi carta e penna e scrissi a mio padre una lettera in cui prendevo le distanze dalla sua tutela, dalla sua vita e dalla nostra relazione precedente. Io non mi rendevo conto dell'effetto che una cosa del genere poteva fargli e mi accontentai del risultato pratico, di non essere più scocciato. Solo molti anni dopo seppi che lui quella lettera se la conservava nel portafoglio. Come un talismano doloroso per le sue ansie e preoccupazioni di padre o come l'amante conserva l'ultima lettera dell'amata? Mi spiace di non poterlo sapere fino in fondo.
Quell'anno comunque era prima liceo, il sessantotto cresceva di una unità ben prima di capodanno man mano che la rivolta si diffondeva ai luoghi comuni. Operai studenti uniti nella lotta è molto riconoscibilmente uno slogan programmatico anche se forse rovesciato e la trama disegnata dallo sviluppo delle lotte e della reazione è oggi molto più leggibile di prima. Ma fermo qui la tentazione di sbirciare qualche sito o qualche narrazione: facile trionfo fare a pezzi oggi la retorica perbenista e reazionaria che in questi interminabili anni si è applicata a erodere, svisare, depistare. Tanto facile da risultare amarissimo e comunque abbastanza repellente da alzarmi la pressione, dottore.
Il sessantanove mi si presenta con le pagine malamente inchiostrate di volantini densi come dentifricio, di fotografie sparate nell'annullamento dei mezzi toni. Eppure il bianco/nero del mondo che più che emergere si apriva dalle profondità marine era una fotografia raffinata, ricca di toni, scattata tramite obiettivi ad alta definizione. Era il ciclostile a spandere macchie di nero sul bianco e a fare stile e tendenza. Era la stoffa degli striscioni e delle bandiere a trasformare il Che in una serie di macchie riconoscibilissime che poi venivano copiate anche su carta patinata. Era il contrasto del cielo a rendere così nere le bombe in caduta dagli aeroplani.
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