Preoccupazioni a margine
Preoccupazioni a
margine
E' notte, siamo
attorno al '74. Mi sono arrampicato sulla facciata della Casa dello
Studente di Careggi. Forse mi sono vestito di scuro per la bisogna,
ma la facciata è chiara per cui spicco. Sto scrivendo uno slogan per
il presalario ai figli degli operai. Passa un'automobile, rallenta.
Mi blocco, Ho paura di essere stato visto. Se ne va e io continuo,
tremebondo. Ma anche se fosse stato un poliziotto, proprio a me
doveva venire a rincorrere? A uno dei centomilanovecentonovantasette
che in quel momento stavano facendo ovunque la stessa cosa?
Ci sono persone che
mi vogliono bene e che mi hanno detto che sono preoccupate per il mio
blog e per la piega che hanno preso i miei scritti. Non vi dico
quante sono, facciamo l'otto per cento?
Vorrei aprire uno
scambio su quelle inquietudini per non farmi sfuggire le potenzialità
di un'emozione che ho suscitato, scusatemi se è poco. Così butto
giù due pensieri e prendo una decisione.
Ci sono stati tanti
parecchi anni, alcuni lunghi e altri brevi, in cui mi era chiaro che
non avrei potuto raccontare nulla del periodo in cui fui parte di uno
sconfinato collettivo in lotta perché non sarei mai riuscito a
trovare le parole per farlo. Quale relazione abbiano le parole con le
esperienze è una problematica molto al di sopra delle mie
possibilità. Sentivo che le parole mutavano forma appena le traevo
fuori, appena le adoperavo, e anche che morivano buttate nel contesto
che mi vedevo attorno. Come le avevo usate in passato? Come armi
urlate, disegnate, spruzzate a spray o dattiloscritte; come fattori
di identità quando condividerne il senso assicurava di appartenenze
o certificava distanze; come feticci o amuleti, anche. Nella
sconfitta, nella damnatio memoriae, nel finito non erano più le
stesse. Non so esattamente se e come ne sono uscito, non mi sono
posto il problema in modo lucido. Ora che ci penso mi accorgo che le
parole fatidiche le approccio in modo indiretto, le circondo, le
metto a massa, le evito, le addomestico. Facendolo mi rendo conto del
loro potere, mi congratulo per averlo un po' disinnescato, per
essermene liberato, e mi farebbe anche piacere avere contribuito a
liberare loro, a restituirle a altri processi, a altre soggettività.
Oltre alle parole ci
sono i fatti e questa mi sembra una preoccupazione minore. I fatti
mica ho dichiarato di averli conosciuti, confesso sempre di essermi
come moltissimi (forse tutti) limitato a attraversarli e a farmene
sbatacchiare. Mi guardo bene dal volermi confrontare con i fatti,
anche quelli tendo a circuirli, a selezionarli. Comunque a importare
sono i fatti di adesso, l'attuale accendersi e spegnersi delle
sinapsi quello che conta. Si narra per il tempo della lettura, che è
per definizione il presente del lettore, non per quello degli
avvenimenti. Io narro per lo scrivere, perché quello che mi dà
piacere avviene nel tempo dello scrivere e cioè la concentrazione
piena, il colloquio di pensieri, poi posto su internet perché
scrivere contemplando dei lettori fornisce una disciplina necessaria
e anche perché ad alcune persone vorrei arrivare, mi piacciono e mi
piace l'idea di raggiungerle.
Le persone inquiete
questo lo sanno, ma sono preoccupate del terzo incomodo che sarei io.
Non nutro molta reverenza per me stesso, lo dimostro, e siccome sto
scrivendo della mia vita e mi sto mettendo a nudo, ci può essere
dell'irresponsabilità sul come, sul dove e sul perché. Mi sembra un
pensiero buono. A me non viene in mente perché sono in una fase di
entusiasmo e non ci sto a pensare se questo mare in cui mi sto per
tuffare sia gelido né se qualcuno mi ruberà i vestiti lasciati
sulla spiaggia. Se qualcun altro lo fa per me, se gli voglio bene e
lo stimo, devo prendere in considerazione la cosa. Ravvisano dei
rischi e mi chiedono perché e come son così a capofitto in questa cosa. A
questo non sono preparato a rispondere, posso solo avanzare ipotesi.
Nell'incertezza, accetto di assumere un comportamento di protezione.
Per cui da domani aprirò il blog solo a chi me ne farà richiesta in attesa di averci pensato bene su.
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