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Visualizzazione dei post da agosto, 2017

Marche da bollo (I racconti del Campari n° 5)

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Mi hai portato i registri firmati, scapocchione? Eccoli, uno… due … tre. Andata male immagino… Per niente, scemo! Anche se i programmi didattici per loro sono sballati: troppo di base. Sono arrivato parecchio più in là del previsto se no si sarebbero annoiati… Comunque erano contenti? Sì, mi hanno fatto i complimenti. Vedi? Comunque questa cosa dei registri mi ha fatto venire in mente una cosa. Triste o divertente? Divertente. Allora spara. Dunque, io avevo lavorato per anni per una società che svolgeva corsi di informatica per una multinazionale dei corsi regionali… Ah, corsi fantasma, magna-magna… Per niente. Facevamo ottimi corsi e non ho mai trovato niente di irregolare, parlo per la mia esperienza. Mi è capitato anche di stendere parti di progetti e ti assicuro che erano fatti bene. Ma non è questo il discorso. Ma? Ma che a un certo punto la società per cui lavoravo insieme a altri decide che il ramo relativo ai corsi di livello medio-basso va condotto diversam...

Debiti

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Di mio padre ho il nocciolo della mia gratitudine: molto oltre quello che lui abbia fatto per me – e continuò sempre a fare tantissimo. Carlo mi è nato e cresciuto dentro abitandomi e facendomi scoprire la mia casa – accompagnandomi nelle sue stanze, mostrandomi le sue perché io potessi trovare e costruire le mie. E' stato modello, esempio, presenza e assenza e oggi non è più nulla di tutto questo perché ha iniziato a precedermi, a accompagnarmi, a abitarmi dentro, a rendere più allegre le mie stanze – queste stanze di cui apprezzo le porte aperte. Porte aperte: che bella espressione a comprenderla – apro una porta e scopro che la mia casa è molto più grande e abitabile di quanto sapessi – si allarga. Dal mio salotto che un tempo fu la mia rimessa ora parte una scala a chiocciola che porta nel sottotetto e a un piccolo balcone scavato tra le tegole. Di lì si vede un campanile. Ora mi volterò e potrò dirigermi e esplorare la mia casa e se continuerò abbastanza a lungo troverò la ...

La Tigre (i racconti del Campari n°4)

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Terenzio era al cancello quando scesi. Lo avevo fatto aspettare un po' perché una telefonata era arrivata nel momento sbagliato. Lo trovai di umore introspettivo; ma ci volle poco perché scaldasse i motori. Ti ho mai raccontato del Male? Lo sai che cos'era? Certo, caro vegliardo, era un giornale satirico… Sì, grande! Faceva delle false prime pagine… Sì, e vignette. Vignette, articoli, ma le false prime pagine erano micidiali, sembravano vere. L'arresto di Tognazzi in quanto capo delle Brigate Rosse… Questa me l'ero persa. Arrestato in manette… e la repubblica con il titolo “Lo Stato si è sciolto”! Grande. E poi, tra le altre - secondo me nemmeno particolarmente fulminante - una prima pagina dell'Unità con una notizia sul congresso del P.C.I. in cui si diceva che Berlinguer tornava all'opposizione “di classe”. Di classe? Sì, una di quelle cose che andavano di moda allora. Un modo di dire “serio, conseguente… rivoluzionario”, naturalmente dal punto d...

Figuriamoci se ci casca.

Con l'età provo sempre meno l'ambigua emozione e sentimento della vergogna; sia quella per i miei che per gli altrui comportamenti e potrei temere che si tratti di un callo che ha inspessito la coscienza se non sentissi al suo posto il sommovimento di molto altro. Nella vergogna che mi appartiene qualcosa sembra imparentarsi con l'intolleranza, la superbia, la paura - sembra richiamare un sé improprio su cui fare convergere compassione o il bisogno complice di espiazione per una condanna non ancora esplicitata ma richiesta, forse desiderata. Adamo e Eva che sanno di aver peccato prima e dopo la cacciata, che ne condividono senso e giustezza. Posso rintracciare dentro di me un percorso della vergogna, una sua zona e i sintomi che diventano la tentazione a aprirle le porte: anche ricordare la vergogna sembra richiedere coraggio e il ricordo della vergogna giovanile sa di dolce accondiscendenza: eccola lì quella attaccata all'identità - la vergogna per i corpi, i caratte...

In memoria

Forse sono solo giustificate esagerazioni del ricordo le sagome nere armate di carabina che stanno di sentinella sul tetto del cimitero di Trento. Il trasferimento da Cuneo è stato fulmineo come quelli che nel nostro circuito dei camosci sbattevano da Trani a Pianosa a Fossombrone a Nuoro senza preavviso: la squadretta in cella, l'intimazione di prendere la propria roba, il sacco di plastica nera da spazzatura condominiale chiuso con un nodo doppio, la matricola, gli schiavettoni e via. La facoltà di vedere per l'ultima volta mio padre prima della cremazione fu un privilegio con il risvolto della rappresentazione della mia pericolosità. Il viaggio è quello di sempre: un furgone blindato, una cella che ne prende la metà, dentro i sedili disposti trasversalmente e voi sopra, con le mani incrociate negli schiavettoni che cercate di sbirciare un po' di mondo attraverso i buchi della griglia della gabbia. All'uscita dell'autostrada veniamo presi in mezzo da delle vol...