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Visualizzazione dei post da marzo, 2017

"Venti di guerra"

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"Venti di guerra", titolo fortunato di una miniserie televisiva e del romanzo che la ispirò, quella dell'83, questo del 71. A Erbil l'impressione immediata all'arrivo era stata per me "Calma piatta di guerra". Eravamo arrivati nelle prime ore del mattino (le tre e mezzo) e i brandelli di mondo che ero riuscito a scorgere dal finestrino del cross-over non erano stati molti. Certo non abbastanza dal distrarmi da un preciso stato d'animo che però era vigile, non allarmato. Non era stato con senso di allarme che avevo notato i numerosissimi dissuasori affilati pronti a divorare pneumatici indisciplinati o i dissuasori articolati che in posizione di riposo si presentano come una fila di forchettoni che attraversano la carreggiata a rebbi in su e che accettano di rientrare nelle loro sedi solo se affrontati molto, ma molto lentamente. Nemmeno i cubi di cemento 2 metri per 2 disposti a scacchiera lungo la strada mi avevano allarmato: ma mi aveva impensieri...

"Cipria e kalashnikov"?

"Cipria e kalashnikov"? Il messaggero di oggi (5-3-17) merita insulti. Infatti dedica un servizio alle donne curde combattenti confondendo bellamente le donne inquadrate nell'esercito della Regione Autonoma del Kurdistan Irakeno con quelle dei battaglioni YPJ in Siria. Questa confusione è di una pretestuosità ignobile, sembra pretendere di reggersi solo su un pregiudizio, o una "emozione pregiudiziale": la donna combattente è tanto strana (direbbe Verdone) che si può far finta che non militi in eserciti diversi e -ahimé- pericolosamente contrapposti. Ripeto, "ignobile". Come il fatto che si sprechino righe di giornale per dire che le donne combattenti hanno le unghie laccate e il rossetto a dimostrazione che sotto la divisa sono donne. Ribadisco, "ignobile". Come l'impudenza con cui questo fenomeno venga illustrato con foto di donne vestite da soldato (per altro con elmetto in kevlar ed equipaggiamento smagliante) e così poco adde...

Ruote da marciapiede a altre rifessioni

La stampa pubblica oggi una intervista a Barzani che si fa carico della rappresentanza della nazione curda e traccia una rotta di collisione decisa con il confederalismo democratico delle genti del nord della Siria. Si tratta dell'ennesima notizia preoccupante in uno stillicidio di notizie dolorose anche quando non sono drammatiche perché si tratta di una zona di guerra e in una zona di guerra non c'è prospettiva di sicurezza e di serenità. La lettura di quella intervista rende urgente al mio animo una postilla a quanto scrivevo ieri in tono leggero. Ruote da marciapiede a altre  rifessioni Durante il mio soggiorno a Erbil ho visto una sola persona in carrozzina, a parte alcuni anzianissimi. Era un mendicante che chiedeva la carità al suk, vestito con una divisa che poteva essere quella dell'esercito. Esprimo dei dubbi perché ho avuto l'impressione che i militari siano in generale molto rispettati e occupino una posizione molto solida nella società per cui forse non ...

Uomo da marciapiede a Erbil

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Uomo da marciapiede a Erbil A Roma, via Nazionale è più erta della Two Ways di Erbil, ma non ci si crede quanta poca pendenza sia sufficiente per obbligare a ricorrere a dei gradini tra un settore di marciapiede e l'altro se li si costruisce orizzontali. Gran parte di quelli del quartiere Ankawa di Erbil sono fatti in questo modo; delle terrazze orizzontali davanti alle case, piuttosto larghe, disposte una a fianco all'altra lungo la via e, dunque, separate tra loro da un gradino, di altezza variabile. Come converrete questa differenza di livello e i gradini che la delimitano aiutano a considerare il tratto di marciapiede antistante l'edificio una sua estensione. Ed è ciò che avviene. Il libero dispiegarsi delle scelte individuali che per gli inglesi avviene nei giardinetti sul retro qui trova realizzazione sul marciapiede. Marciapiedi di mattonelle di cemento colorate, mattonelle di finto cotto, mattonellone di gres porcellanato, di marmo, persino... è tutto un fiorire ...

Gran soiree chez Termini

Gran soiree chez Termini Tipica  situazione da militanza in gran spolvero: dopo un pomeriggio di operosità (ore 15.00-18.00 intervista!), corsa in metro e incontro in locale pubblico alle 19.00 cioè esattamente quando a) tutti sono stravolti dalla giornata e pensano solo a togliersi le scarpe, b) se non si è decisi all'estremo sacrificio di una pizza rovinata da chiacchiere, il tempo è troppo poco per combinare alcunché, c) essendo che dentro il locale è rumoroso o buio o affollato o non si può fumare oppure per un'altra ottima ragione si finisce fuori, al freddo di questa stagione, infagottati e infelici. Qualcosa dentro di me vorrebbe mordere; ma -siccome questo istinto cozza contro l'abito Santa Maria Goretti che tutto sommato mi cade bene addosso- faccio buon viso a cattiva sorte e accetto di raschiare la poca voce che mi rimane da sotto le corde vocali infiammate dal mal di gola. E poi, nella desolazione di pochi pensieri esausti come l'olio che si conferisce al...