Violencia y amor
Violencia y amor
Volevo proseguire a scrivere di donne. Mi ritrovo il discorso apparentemente spostato da tutt'altra parte e non mi censuro, accetto.
Volevo proseguire a scrivere di donne. Mi ritrovo il discorso apparentemente spostato da tutt'altra parte e non mi censuro, accetto.
Si inizia lì dove
si deve con la fotografia del corpo di Che Guevara nell'obitorio
boliviano attorniato dal gruppo dei festanti. Posso tentare questa
operazione: chiedermi cosa mi dice oggi quell'immagine mentale e
confrontarne le risultanze con quanto ricordo che quell'immagine mi
dicesse allora. E' una foto del '67, risale a parecchio indietro.
Ancora prima che abbia confrontato le mie reazioni di oggi a quelle
di ieri, avviene un specie di slittamento e la memoria prende una sua
strada e non mi riporta solo alle altre sue foto, alla bellezza del
viso che proponevano, alla bellezza del suo viso che perdurava in
morte. La memoria aggiunge qualcosa e mi riporta il senso di
incredulità per le sue foto travisate, quelle scattategli nel
momento dell'ingresso clandestino in Bolivia. Mi torna presente
quella sensazione strana di incredulità e provo a analizzarla
meglio. Assomiglia a quando si rompe all'improvviso qualcosa di bello
o di prezioso e si rimane esterrefatti, increduli: l'offesa sembra
sia stata portata in un equilibrio interiore, in un affetto. Ci vuole
un attimo per lanciare l'imprecazione, per lamentare la perdita.
Le foto del Che
travisato, brutto, pelato, rasato, il suono della mia voce registrata
e ora amplificata dall'altoparlante, il mio viso visto da fuori.
L'oggetto del mio amore è anche fatto così, lo si può vedere così,
mi è irriconoscibile, è brutto. La stessa sensazione la provai dopo
Segrate, di nuovo un viso amato che mostrava i segni del camuffamento
come una perdita di aura, che si era sottoposto nei miei confronti a
una castrazione affettiva, che mi rifletteva dentro il senso della
perdita e dell'annullamento del sacrificio.
Ecco, questo alla
nostra cultura va riconosciuto: tra noi è stato possibile amare i
nostri eroi impudicamente e il sacrificio ci è sembrato portare
stigmate di perdita, di annullamento. Non ci abbiamo inzuppato il
pane.
Più morti che da
morti erano, in un certo senso, in quelle fotografie da passaporto,
da carta di identità contraffatti. E se scavo un po' nel senso di
incredulità che era stata la prima reazione trovo le tracce di un
altro problema che riguarda la verità. Davvero il Che, Giangiacomo,
il compagno di riferimento avevano mentito? Davvero avevano negato
qualcosa? La strada non era dritta e lineare? E se era necessario
mentire, dove iniziava e finiva la menzogna? Dunque era vera
l'infiltrazione dell'esercito nord-vietnamita nel sud, infiltrazione
sempre ferocemente negata? E dunque l'accusa di provocazione mossa ad
alcuni compagni era poi vera se non nel giudizio almeno nella
circostanzialità del fatto? Tutte le difese appassionate e
intransigenti erano state un imbroglio? Qui c'è puzzo di
tradimento...
Sull'altro lato,
quello sessuale e sentimentale, l'impulso che provo e il desiderio
che mi riconosco quanto sono compatibili con l'immagine che possiedo
di me stesso o con le regole che mi sono dato o con i giudizi che ho
sposato? Quanto mi disturba, fin quando lo posso negare prima che mi
scardini? Quali compromessi posso agire io che, come ogni
adolescente, avevo fatto bandiera della lotta al compromesso? E fino
a che punto tutto questo è confessabile, può essere socializzato
con il suo carico di angoscia, di colpa, di peccato?
Torno alla politica
e rileggo dal discorso di Fidel Castro in occasione della morte del
Che queste frasi:"senza una sola macchia nel comportamento, senza una sola macchia nell'atteggiamento, senza una sola macchia nel modo d'agire, questo modello è il Che!"
No, miei cari,
questo no. Io mi macchio, per voi, e sono vostre le macchie in cui mi
intingo. Non fatemi sofismi dandomi del piccolo borghese e
inventandovi che i miei sensi di colpa dipendono dal fatto che devo
tradire la mia classe per sposare, fidanzato puzzolente, la gran
causa dei lavorator (della classe operaia). Non ditemi che
l'incontenibilità del mio desiderio dipende da un eccesso (o da un
difetto) di femminile nella mia personalità. Questo modello
sacrificale (e patriarcale) era ed è marcio fin dentro la
significanza dei termini di cui si serve.
In realtà il
discorso sull'uomo nuovo andava evitato come la peste. Fummo
abbastanza saggi da chiuderlo lì o abbastanza fortunati da non
essere in condizione di agirlo, sia come sia.
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