NO ALLA DELEGA
NO ALLA DELEGA
Trovo il mio fantasmino del sessantotto particolarmente arguto dal punto di vista dell'identificazione amico-nemico, quell'operazione tanto interessante ieri, oggi e probabilmente domani, terreno politico quanto pochi altri. Dico questo perché ricordo benissimo strani sconvolgimenti nella mia testa e in quella altrui. Innanzitutto i fascisti. A mio gusto il fatto che qualcuno sostenesse delle cose diverse delle mie era una occasione di sfida irresistibile (ora sono un po' cambiato) la possibilità di dimostrare che aveva torto il premio e la possibilità di costruire mediazioni il campo da gioco. Per cui -inutilmente, a gratis, sbagliando quanto vi pare- io mi ci divertivo a discutere con i missini prima del movimento. Oddio, c'è da dire che prima del sessantotto era piuttosto difficile discutere con i democristiani a Trento perché chi glie lo faceva fare di discutere fuori da loro stessi -maggioranza assoluta- quando le posizioni politiche le avevano tutte al loro interno? Per cui mi ci divertivo a parlarci assieme al missino a al liberale e –ovviamente- a dar cittadinanza alle loro idee. Al ritorno da scuola, in giro a passeggiare, e basta, mica in riunioni che peraltro non frequentavo, si intenda.
Nel casino che era scoppiato in seguito, di quelle discussioni non mi ero portato appresso un bel niente, neanche il ricordo. D’altro canto tutto era diventato nuovo e il vecchio si era completamente scolorato. Le assemblee erano partecipate, affollate e efficaci (sul serio, provare per credere). Le persone erano incommensurabilmente al di là delle ex -scarse- appartenenze ai partiti politici. Per la verità qualche resistenza democristiana ai termini più dichiaratamente “marxisti” dei nostri discorsi si presentò. Sicuramente fu superata, forse sommersa, ma non sul piano ideologico, quanto dal cambio di prospettiva dal pensare all’essere e al fare. Parlo naturalmente del nostro liceo, e della nostra età anche se mi sembra di ricordare che tutte le organizzazioni giovanili comprese molte se non tutte le cattoliche soffrirono imponenti emorragie quell’anno. Comunque il sessantotto nel suo complesso ebbe parole d'ordine e prassi davvero. Io dimenticai di essere stato iscritto alla FGCI e da lì a qualche settimana l'appello a “strappare le tessere” mi trovò naturalmente d'accordo. Per me -non smetto di sottolinearlo, dal mio punto di vista personale- le relazioni e l'universo concettuale che respiravo dentro il movimento erano così nuove e mie, si identificavano tanto con la mia età e i suoi passaggi che tutto il resto, veramente tutto scompariva. Figuratevi le federazioni e le cellule dei partiti. Quelle cose le avevo vissute come la scuola, la messa, il vestito buono. Queste me le bevevo fresche al bar della vita. Questo è ciò che contò. Poi c'era il discorso relativo alla politica, alla posizione che i partiti prendevano verso le lotte, all'aspetto ideologico. Tutti discorsi decisivi ma allora ancora sommersi dalla mobilitazione totale.
I fasci, invece, ebbero uno scatto da velocisti. O la davano per persa o era il loro modello d'azione. Forse la seconda. Nel mio liceo a annusare l'aria e a prendere immediatamente posizione fu un fascista (era uno solo ad avere un po' di intelligenza e iniziativa). Cominciò con delle piccole provocazioni per mettere in burletta i nostri riti collettivi, il nostro linguaggio ecc. e a un certo punto fu cacciato. Di lì a pochi giorni lui e i suoi pochi amici finirono assediati dentro la sede del MSI, una folla inferocita sotto che strappava un volantino in cui si inveiva contro “le puttane, i froci, i negri e i comunisti”. Forse i termini non sono esattamente questi e al posto di “negri” si leggeva “terroni”, eppure mi sa che fossero proprio negri di cui all'epoca in città non se ne vedeva uno. Non era un insuccesso, ovviamente. Sarà servito a saldare qualche posizione… Rammentarmene mi fa uno strano effetto, perché mi è successo spesso, di tornare a scoprire le cose, di trasalire per una improvvisa agnizione, talvolta di sentirmi dire dagli altri che stavo scoprendo l'acqua calda. In quel momento ri-scopersi chi fossero nelle cose i fascisti e fu casualità se me ne accorsi in questo modo e non perché mi avessero sprangato o fatto arrivare un panino condito di vetro rotto tra i viveri per l'occupazione (successe, successe, allora le leggende metropolitane non c'erano, eravamo troppo sempliciotti).
Trovo il mio fantasmino del sessantotto particolarmente arguto dal punto di vista dell'identificazione amico-nemico, quell'operazione tanto interessante ieri, oggi e probabilmente domani, terreno politico quanto pochi altri. Dico questo perché ricordo benissimo strani sconvolgimenti nella mia testa e in quella altrui. Innanzitutto i fascisti. A mio gusto il fatto che qualcuno sostenesse delle cose diverse delle mie era una occasione di sfida irresistibile (ora sono un po' cambiato) la possibilità di dimostrare che aveva torto il premio e la possibilità di costruire mediazioni il campo da gioco. Per cui -inutilmente, a gratis, sbagliando quanto vi pare- io mi ci divertivo a discutere con i missini prima del movimento. Oddio, c'è da dire che prima del sessantotto era piuttosto difficile discutere con i democristiani a Trento perché chi glie lo faceva fare di discutere fuori da loro stessi -maggioranza assoluta- quando le posizioni politiche le avevano tutte al loro interno? Per cui mi ci divertivo a parlarci assieme al missino a al liberale e –ovviamente- a dar cittadinanza alle loro idee. Al ritorno da scuola, in giro a passeggiare, e basta, mica in riunioni che peraltro non frequentavo, si intenda.
Nel casino che era scoppiato in seguito, di quelle discussioni non mi ero portato appresso un bel niente, neanche il ricordo. D’altro canto tutto era diventato nuovo e il vecchio si era completamente scolorato. Le assemblee erano partecipate, affollate e efficaci (sul serio, provare per credere). Le persone erano incommensurabilmente al di là delle ex -scarse- appartenenze ai partiti politici. Per la verità qualche resistenza democristiana ai termini più dichiaratamente “marxisti” dei nostri discorsi si presentò. Sicuramente fu superata, forse sommersa, ma non sul piano ideologico, quanto dal cambio di prospettiva dal pensare all’essere e al fare. Parlo naturalmente del nostro liceo, e della nostra età anche se mi sembra di ricordare che tutte le organizzazioni giovanili comprese molte se non tutte le cattoliche soffrirono imponenti emorragie quell’anno. Comunque il sessantotto nel suo complesso ebbe parole d'ordine e prassi davvero. Io dimenticai di essere stato iscritto alla FGCI e da lì a qualche settimana l'appello a “strappare le tessere” mi trovò naturalmente d'accordo. Per me -non smetto di sottolinearlo, dal mio punto di vista personale- le relazioni e l'universo concettuale che respiravo dentro il movimento erano così nuove e mie, si identificavano tanto con la mia età e i suoi passaggi che tutto il resto, veramente tutto scompariva. Figuratevi le federazioni e le cellule dei partiti. Quelle cose le avevo vissute come la scuola, la messa, il vestito buono. Queste me le bevevo fresche al bar della vita. Questo è ciò che contò. Poi c'era il discorso relativo alla politica, alla posizione che i partiti prendevano verso le lotte, all'aspetto ideologico. Tutti discorsi decisivi ma allora ancora sommersi dalla mobilitazione totale.
I fasci, invece, ebbero uno scatto da velocisti. O la davano per persa o era il loro modello d'azione. Forse la seconda. Nel mio liceo a annusare l'aria e a prendere immediatamente posizione fu un fascista (era uno solo ad avere un po' di intelligenza e iniziativa). Cominciò con delle piccole provocazioni per mettere in burletta i nostri riti collettivi, il nostro linguaggio ecc. e a un certo punto fu cacciato. Di lì a pochi giorni lui e i suoi pochi amici finirono assediati dentro la sede del MSI, una folla inferocita sotto che strappava un volantino in cui si inveiva contro “le puttane, i froci, i negri e i comunisti”. Forse i termini non sono esattamente questi e al posto di “negri” si leggeva “terroni”, eppure mi sa che fossero proprio negri di cui all'epoca in città non se ne vedeva uno. Non era un insuccesso, ovviamente. Sarà servito a saldare qualche posizione… Rammentarmene mi fa uno strano effetto, perché mi è successo spesso, di tornare a scoprire le cose, di trasalire per una improvvisa agnizione, talvolta di sentirmi dire dagli altri che stavo scoprendo l'acqua calda. In quel momento ri-scopersi chi fossero nelle cose i fascisti e fu casualità se me ne accorsi in questo modo e non perché mi avessero sprangato o fatto arrivare un panino condito di vetro rotto tra i viveri per l'occupazione (successe, successe, allora le leggende metropolitane non c'erano, eravamo troppo sempliciotti).
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