No all'autoritarismo!
No all'autoritarismo!
Il mio '68 fu a Trento dato che lì stavo, e mi vide ripetente in quinta ginnasio. Nacque per alcuni versi e per quanto mi riguarda strettamente anche da una miserabile bocciatura.
Miserabile … vedansi in proposito i raffinati, complici metodi con cui rimandavo al mai assieme allo studio l'assenza di colpevolizzazione. E ciò nell'incapacità almeno di assolversi: allora a Trento l'assoluzione la concedevano con il pentimento perfetto. Ci avevo rinunciato da qualche anno e non si può chiedere a un ragazzino di auto assolversi. Non a me, per lo meno, perché tali vette di potere su se stessi le raggiungo a stento adesso, a sessantacinque anni. Per cui, signore e signori, “miserabile”.
La via crucis scolastica si era trascinata inutile fino a settembre per sanare tre materie: greco e latino a cui l'alchimia della politica in sala professori aveva fatto aggiungere l'inglese che era periclitante ma non già condannato.
Qui merita un approfondimento, mi scuserete se svio. Il fatto è che c'è sempre il rischio che il Nemico ci faccia suoi e il fatto è che io me lo pongo questo problema, soprattutto se mi irrompe così nello scrivere. Dunque prendo questa strada che mi si è aperta davanti e vi racconto di miserie altrui, vi dico che l'insegnante di greco e latino era un prete fanatico, forse fanatico dell'apprendimento. Lo misurava con il bilancino in base agli errori commessi nelle interrogazioni ma soprattutto nei temi in classe e a casa che si moltiplicavano. Matita rossa e matita blu. Il rosso vale mezzo punto in meno, il blu un punto. Si comincia dalla data in latino, quella delle idi e delle calende, e precisamente dalla virgola dopo “Tridentum” che, se omessa, viene segnata in rosso. Si parte da dieci e si arriva fino a uno perché lo zero non è contemplato. Da qui il mio 1 - - - (uno meno meno meno). Strombazzato in classe, ovviamente, perché le regole del giudizio se non sono pubblicizzate bene nelle loro implicazioni morali a che servono?
Cinquant'anni dopo capisco che aveva una sua paradossale grandezza. Mi giudicò subito un diavolo in apparenza di angelo, così tanto per fare conoscenza, per farmi un regalino a orologeria e per farmi vergognare di ricordarmelo. Stessa immediatezza da Pecos Bill nel giudicare i miei nuovi tristissimi occhiali con il vetro sinistro smerigliato per l'ambliopia, un occhio più debole dell'altro, ne parlavano anche in Charlie Brown. Sarebbe bastato dire che erano orribili, ma che fossero un trucco per nascondere lo sguardo be' concedetemelo, questo è un capolavoro, una di quelle cose… nascondere lo sguardo in quinta ginnasio… che tipo, che immaginazione, che tempi, che scuola! Peccato avessero il registro sotto mano, quei professori. Certo non ero l'unico bersaglio perché erano gli sguardi di tutti a dover essere fissi ai suoi e perché tutte le prime file ricevevano gli spruzzi di saliva (quella rimasta sulle labbra se la nettava con il fazzoletto) e perché durante i temi in classe si sedeva in fondo per controllare i movimenti delle teste, l'alzarsi di una spalla, il furtivo piegarsi di un gomito, la mano colpevole di bigliettino o l'occhio furtivo che indebitamente sbircia. Ma sapete com'è in questi casi, la sofferenza altrui non pareggia la propria, anzi, la appesantisce ulteriormente.
A scriverne mi rendo conto della dimensione erotica di tutto questo: non penso al sadismo ma all'errore come peccato e tutto quello che la vostra immaginazione può ricavarne! Volendo aggiungere un'ultima pennellata, in effetti era pelato proprio come il Kurz di Apocalypse Now.
Ma basta con il macabro e limitiamoci a riconoscere la paranoia del personaggio e della relazione. La cosa va detta pulitamente e riconsegnata alla paranoia del tempo: alla caccia al peccato (anche al cinema, in tv), alla caccia al rosso, alla caccia al riconoscimento sociale, alla caccia alla gerarchia, alla caccia al borghese, al dissidente o al riformista esplicito annidato nel partito, alla caccia al diverso, alla caccia al perdente, alla caccia all'ignorante. Rimane, sullo sfondo, questa figura di professore che fino al '68 fu infelicemente impegnato in un suo personale esorcismo verso la vita e poi fu deriso e svuotato.
Ma questa è un'altra storia.
Il mio '68 fu a Trento dato che lì stavo, e mi vide ripetente in quinta ginnasio. Nacque per alcuni versi e per quanto mi riguarda strettamente anche da una miserabile bocciatura.
Miserabile … vedansi in proposito i raffinati, complici metodi con cui rimandavo al mai assieme allo studio l'assenza di colpevolizzazione. E ciò nell'incapacità almeno di assolversi: allora a Trento l'assoluzione la concedevano con il pentimento perfetto. Ci avevo rinunciato da qualche anno e non si può chiedere a un ragazzino di auto assolversi. Non a me, per lo meno, perché tali vette di potere su se stessi le raggiungo a stento adesso, a sessantacinque anni. Per cui, signore e signori, “miserabile”.
La via crucis scolastica si era trascinata inutile fino a settembre per sanare tre materie: greco e latino a cui l'alchimia della politica in sala professori aveva fatto aggiungere l'inglese che era periclitante ma non già condannato.
Qui merita un approfondimento, mi scuserete se svio. Il fatto è che c'è sempre il rischio che il Nemico ci faccia suoi e il fatto è che io me lo pongo questo problema, soprattutto se mi irrompe così nello scrivere. Dunque prendo questa strada che mi si è aperta davanti e vi racconto di miserie altrui, vi dico che l'insegnante di greco e latino era un prete fanatico, forse fanatico dell'apprendimento. Lo misurava con il bilancino in base agli errori commessi nelle interrogazioni ma soprattutto nei temi in classe e a casa che si moltiplicavano. Matita rossa e matita blu. Il rosso vale mezzo punto in meno, il blu un punto. Si comincia dalla data in latino, quella delle idi e delle calende, e precisamente dalla virgola dopo “Tridentum” che, se omessa, viene segnata in rosso. Si parte da dieci e si arriva fino a uno perché lo zero non è contemplato. Da qui il mio 1 - - - (uno meno meno meno). Strombazzato in classe, ovviamente, perché le regole del giudizio se non sono pubblicizzate bene nelle loro implicazioni morali a che servono?
Cinquant'anni dopo capisco che aveva una sua paradossale grandezza. Mi giudicò subito un diavolo in apparenza di angelo, così tanto per fare conoscenza, per farmi un regalino a orologeria e per farmi vergognare di ricordarmelo. Stessa immediatezza da Pecos Bill nel giudicare i miei nuovi tristissimi occhiali con il vetro sinistro smerigliato per l'ambliopia, un occhio più debole dell'altro, ne parlavano anche in Charlie Brown. Sarebbe bastato dire che erano orribili, ma che fossero un trucco per nascondere lo sguardo be' concedetemelo, questo è un capolavoro, una di quelle cose… nascondere lo sguardo in quinta ginnasio… che tipo, che immaginazione, che tempi, che scuola! Peccato avessero il registro sotto mano, quei professori. Certo non ero l'unico bersaglio perché erano gli sguardi di tutti a dover essere fissi ai suoi e perché tutte le prime file ricevevano gli spruzzi di saliva (quella rimasta sulle labbra se la nettava con il fazzoletto) e perché durante i temi in classe si sedeva in fondo per controllare i movimenti delle teste, l'alzarsi di una spalla, il furtivo piegarsi di un gomito, la mano colpevole di bigliettino o l'occhio furtivo che indebitamente sbircia. Ma sapete com'è in questi casi, la sofferenza altrui non pareggia la propria, anzi, la appesantisce ulteriormente.
A scriverne mi rendo conto della dimensione erotica di tutto questo: non penso al sadismo ma all'errore come peccato e tutto quello che la vostra immaginazione può ricavarne! Volendo aggiungere un'ultima pennellata, in effetti era pelato proprio come il Kurz di Apocalypse Now.
Ma basta con il macabro e limitiamoci a riconoscere la paranoia del personaggio e della relazione. La cosa va detta pulitamente e riconsegnata alla paranoia del tempo: alla caccia al peccato (anche al cinema, in tv), alla caccia al rosso, alla caccia al riconoscimento sociale, alla caccia alla gerarchia, alla caccia al borghese, al dissidente o al riformista esplicito annidato nel partito, alla caccia al diverso, alla caccia al perdente, alla caccia all'ignorante. Rimane, sullo sfondo, questa figura di professore che fino al '68 fu infelicemente impegnato in un suo personale esorcismo verso la vita e poi fu deriso e svuotato.
Ma questa è un'altra storia.
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