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Visualizzazione dei post da giugno, 2017

Cheeka Dar

La Conoscenza incontrò la Verità sulla vetta del Cheekha Dar . Attorno persistevano tracce di neve che chiazzavano le rocce lisce e chiare. La Verità torreggiò su di lei facendo risuonare i suoi sonagli. Il fiato si condensava in nuvolette nella luce diffusa. Cercavo te! Per quale motivo, mia signora? Mi manchi, ho bisogno di te! Come posso esserti utile? Dal tuo aspetto non sembra ti manchi qualcosa. I tuoi occhi trafiggono come frecce avvelenate, i tuoi aculei stillano veleno, vedo laggiù nei prati della valle le tracce del tuo passaggio, l'erba inaridita attorno alle tue orme. Sei un'ombra al mio incedere e un boccone appetitoso. La mia fame è grande perché tutto debbo contenere e non ti ho ancora. Non posso farmi mangiare da te! E perché mai? Non mi piaci. Tu hai paura. No, io non ho bisogno di te. La Verità chiuse le fauci sulla Conoscenza senza incontrare nulla. La Conoscenza voltò le spalle e si avviò verso la valle. Gli uccelli non smisero di cantare al suo...

A Villa Borghese

Ero a Villa Borghese, seduto su una panchina comoda e ben posizionata. I giardini riposavano poco frequentati in quel momento, e io mi stavo godendo la dolcezza dell'aria. Ero tanto tranquillo. Non lo vidi arrivare se non quando si sedette all'altra estremità del sedile: un signore anziano, i capelli bianchi, lo sguardo miope. Mi rivolse uno sguardo. Ah, le infatuazioni! principiò. Le spiace se le racconto qualcosa sulle infatuazioni? La domanda fu posta in modo garbato e naturale, come se mi stesse chiedendo di leggere il giornale che tenevo piegato accanto al sedere. Il mio “no, certo” fu immediato tanto che non ebbi tempo di sorprendermi per l'impossibilità di negarsi a tale, spontanea gentilezza. Come vede sono ormai piuttosto vecchio ma solo recentemente mi sono reso conto di quanto nella mia vita l'infatuazione abbia pesato. Mi sono infatuato di leader studenteschi, di personaggi della mitologia pubblica, di movimenti politici, e persino di novità tecnologiche ma ...

Kobane ritorna

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Cosa mi insegnano gli occhi delle donne di Kobane Che sono pieni di promesse non mie, Di stagioni estranee, di aliene speranze? Nulla sotto la stanchezza del mio continuo trovare Che strangola la ricerca, inaridita pianta, Occhiuto gendarme di un ordine infausto. Vorrei rischiare per rifarmi la pelle Sotto il vostro sguardo e con il vostro sorriso Facendo le schinche a parole stantie. Attorno vorrei i vostri occhi, donne di Kobane, amiche e sorelle di un tempo non mio, tacere, vorrei, essere e fare.

Il pacco torna a Pisa

A Umberto andare in treno era sempre piaciuto. Oggi ci farebbe caso; ma all'epoca dei suoi ventisei anni la puzza di binario, il fracasso, il vento non lo disturbavano per niente. Anzi. Se la carrozza non era quasi vuota non entrava nemmeno in uno scompartimento. La tratta Pisa-Torino via Genova all'epoca dei direttissimi (gli intercity di adesso) erano cinque ore o poco meno. Se credete, immaginatevelo scontroso, come molti giovani non cresciuti del tutto, incerti, spaventati più da un sorriso di disponibilità che da un rifiuto. E dunque lui per non mettersi proprio a discutere con i propri disagi, si affrettava a star dietro alle proprie preferenze e considerava gli strapuntini del corridoio come il suo luogo di elezione quando non se ne stava direttamente al finestrino, in piedi, a guardare scorrere il paesaggio. Naturalmente, se c'era posto, molto posto, l'ideale era uno scompartimento fumatori, un posto vicino al finestrino con la poltrona di fronte libe...

Anche nel naso (I racconti del Campari, n°2)

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Penso che Gianni avrebbe dovuto fare l'attore e non perché dia l'impressione di recitare un personaggio. Inizia a raccontare o a recitare con evidente piacere, poi si immerge in quella che solo un osservatore superficiale o malevolo può definire una parte. Si immerge come un cetaceo nell'acqua, sembra trovare il proprio elemento. A quel punto i suoi non dire, il suo riformulare, il suo girare attorno alle questioni poste nella conversazione perdono qualsiasi artificiosità. Il suo non è più un atteggiamento, ma è manifestatamente l'unico atteggiamento che lui possa tenere al riguardo: lo guardate e non dubitate per un istante che quello che dice sia l'assoluta, incontrovertibile verità. La sua verità -certo. Ma in un mondo di gente che prende le sue verità a prestito come accessori di abbigliamento, gadget che spesso manco capisce, be' quelle di Gianni sono film da vedersi, spettacoli a cui assistere. Mi piace e mi rilassa assistervi. Certe volte vorrei...

Sono un tipo prudente, io. (I racconti del Campari 1°)

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Sono un tipo prudente, io. E anche piuttosto diffidente; ma non mi ci volle molto a chiarirmi che si trattava di un tipo innocuo, spostato, questo sì, e parecchio. Fuori ruolo fino all'autolesionismo -ricordo che pensai- e mi incuriosii abbastanza da fumarci assieme parecchie sigarette negli intervalli pranzo e per starlo a ascoltare un po'. Con Gianni ci siamo conosciuti che tutti e due tenevamo corsi per insegnare Windows a dei dipendenti ministeriali, disinteressatissimi e -nel profondo, molto nel profondo- pienamente auto colpevolizzati. Fummo colleghi, insomma, per qualche settimana. Mi ci sono affezionato in fretta, allettato e forse irretito dalla facilità con cui mi si mise a raccontare di sé e dei fatti suoi. All'inizio penso che avesse una certa vanità, che fosse contento di parlarmi dai quindici anni di maggiore età che ci separano. D'altro canto fui io a metterlo in cattedra e a dargli delle patenti, immagino per pasturarne la confidenza. Raggiunto il l...