La religione del coniglio

Percorreva una stretta strada di campagna nei dintorni di Frome, attento a tenersi sinistra. Un paio di giorni prima, sulla strada da Bath aveva appena dichiarato a alta voce di sentirsi finalmente a proprio agio tenendo la mancina quando una fila di automobili aveva iniziato a lampeggiarli in faccia che stava viaggiando sulla corsia opposta.
Il Somerset da quelle parti ha talvolta un aspetto inquietante con basse colline che si snodano attorno ai fiumi e ai ruscelli con un andamento rotto e affollato come onde costrette in un canale, le strade che se ne fanno inghiottire limitando l'orizzonte a un cerchio ristretto che disorienta. Quella strada invece correva per così dire in superficie, tra i campi verdi d'erba alta che la contornano come una siepe naturale. Di tanto in tanto un albero si aggiunge alle ali. Il sole declinava a destra e la luce era quella che chi ama l'Inghilterra rurale sa essere del tramonto. Una doratura leggera che sembra aggiungere dolcezza discreta al verde che impera composto, un tono che illumina le ombre meno fitte togliendo contrasto.
Guidava dunque con prudenza e attenzione l'auto a noleggio, osservando il bordo tra l'erba quando vide una bestiolina, gli venne da pensare a un coniglietto selvatico, che lo guardava esattamente dalla traiettoria delle sue ruote anteriori. L'impressione fu quella di essere fissato negli occhi e gli arrivò prima di qualsiasi possibile riflesso di frenata o di sterzata, reazione ormai inutile e persa, lasciata alle spalle come la bestiola. Seppene non potesse saperlo intuì, immaginò, sentì di aver dato il colpo di grazia a un coniglio ferito e incapace di mettersi in salvo.
Non ne fece parola con i compagni di viaggio, e invece si portò appresso quel ricordo per anni vivissimo come un segreto importante. Non c'era colpa e lui non ebbe incubi, anzi i suoi sonni ne furono persino placati; solo un turbamento profondo, solo una specie di baratro privo di orrore e paura in fondo al quale ritrovava compassione per esso e per sé, come se nell'istante in cui gli occhi della vittima e i suoi si erano incontrati ambedue innocenti ma sul lato opposto del ricevere e del dare, si fosse scambiato un significato enorme e basilare, una tavola della legge fatta di un solo grande articolo, una pietra angolare. E non c'era solo l'ineluttabilità dei ruoli, c'era nettamente l'esistenza, la realtà di un passaggio di significato intercorso, la reciproca consapevolezza e l'inevitabile accettazione allo scambio della vita che ogni essere vivente deve conoscere, e sapere base e limite della propria esistenza.
Mesi e mesi dopo, in quello stato di semi veglia in cui capita di giacere sul letto dopo il sonno, quando i pensieri sono ancora vicini a qualcos'altro che in modo oscuro e misterioso ci fa la coscienza, seppe che aver raggiunto il significato di quello scambio, tanto diffuso da raccogliere il mondo, era il punto di arrivo della sua esperienza. Seppe anche che ogni la sua controparte ne partecipava statutariamente e che quello era il limite su cui ritrovava la sua religiosità.
Ancora per un po' non ne fece parola.

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