Anche nel naso (I racconti del Campari, n°2)
Penso
che Gianni avrebbe dovuto fare l'attore e non perché dia
l'impressione di recitare un personaggio. Inizia a raccontare o a
recitare con evidente piacere, poi si immerge in quella che solo un
osservatore superficiale o malevolo può definire una parte. Si
immerge come un cetaceo nell'acqua, sembra trovare il proprio
elemento. A quel punto i suoi non dire, il suo riformulare, il suo
girare attorno alle questioni poste nella conversazione perdono
qualsiasi artificiosità.
Il
suo non è più un atteggiamento, ma è manifestatamente l'unico
atteggiamento che lui possa tenere al riguardo: lo guardate e non
dubitate per un istante che quello che dice sia l'assoluta,
incontrovertibile verità. La sua verità -certo. Ma in un mondo di
gente che prende le sue verità a prestito come accessori di
abbigliamento, gadget
che spesso manco capisce, be' quelle di Gianni sono film da vedersi,
spettacoli a cui assistere.
Mi
piace e mi rilassa assistervi. Certe volte vorrei prendermene un
pezzetto, ma -ovviamente- non è proprio possibile. Per cui alla
fine, se è molto che non lo vedo e lo ascolto, un po' viene a
mancarmi.
Era
arrivato come sempre prima di me: una volta che riuscite a dare gli
appuntamenti sotto casa vostra, diventa facile completare la cosa
facendovi suonare al campanello; né per voi avrebbe senso aspettare
sotto casa vostra. A meno che non sia il camion dei traslochi.
Arrivo! Dunque. E lo
trovo già seduto che aspetta con impazienza il mio arrivo per
ordinare.
Che prendi?
Un crodino e
qualcosa da mangiare.
Tramezzino?
Pizzetta? Hai mangiato niente? Sono le due…
Macché mangiato, ho
avuto un sacco da fare. Lascia stare che faccio io. Tu il solito?
Campari e gin?
Grazie! Poco gin,
oggi.
Vado, saluto la
compagnia dei baristi e dei proprietari e tornando al tavolino lo
guardo brevemente. Sta curvo, il viso un po' gonfio e gli occhi
leggermente abbottati da miope irrisolto. Fuma. Quando mi siedo si
raddrizza poco poco, si siede un pochino più avanti. Evidentemente
si sta scaldando, ha messo già in moto.
Ti ho mai raccontato
del mio viaggio Torino-Pisa in motorino? Dimmelo eh, se mi ripeto…
Torino – Pisa?
Maddai…
Sì, sì. Torino -.
Pisa. Con un Garelli 50 senza marce, nel 78 ne giravano parecchi.
No, non me ne hai
parlato del Garelli.
Sì, sì. Motorino
operaio, rispetto al Ciao. Robusto. Partenza da Torino alle sei e
mezzo. Era luglio, ma faceva mica caldo a quell'ora, sai? Lego la
valigia, una valigia media, floscia, al portapacchi e via, verso
Asti. Prima tappa, anzi primo attraversamento perché mica mi sono
fermato. Un freddo!
Asti? Ma non avevi
detto Pisa?
Sì, Pisa e per
andarci fai Asti, Alessandria, Genova, Spezia, Massa e arrivi.
Ah.
Sì. Andavo in
vacanza, capisci? I compagni se ne andavano per conto loro (non
ricordo dove) e io volevo stare per conto mio. In realtà avevo un
appuntamento da Livorno per la Sicilia con la mia ex.
E figuriamoci!
Va be', un'altra
storia, di quelle che piacciono a te. Il fatto è che a Torino avevamo comprato due motorini per muoverci e il mio non lo mollavo mai. Mi dava sicurezza usarlo.
In motorino ti puoi fermare di botto, fare un'inversione a u e
ripartire. Oppure infilarti tra due paracarri, o fare un pezzetto di marciapiede. Te ne accorgi se hai qualcuno dietro. Ti da sicurezza.
Quando salivo sul motorino già mi tranquillizzavo. A piedi e sui
mezzi, invece, una paranoia costante. Poi, un motorino chi lo nota?
Libretto di circolazione che non era manco nominativo, carta di
identità, e chi ti punta? Se vedi un posto di blocco puoi svicolare,
insomma, hai le cose sotto controllo. Per cui…
Ma... si dice, ho
letto che sapevano tutto di voi della
lotta armata, che vi controllavano comunque…
Si blocca, lo fa
sempre quando provo a mettere bocca con una osservazione come questa.
Pura provocazione, lo ammetto. E' da un bel po' che ho capito che da
lui non posso aspettarmi qualcosa di oggettivo, un racconto
spendibile. Non che me ne interessi un gran che, per altro. Cosa
volete che me ne importi di una verità inutile? Un gruppo di mezzi
matti: presi, messi in galera. Vite più o meno rovinate, come tante
altre. Giusto per chiacchierare, per curiosità. Comunque ho parlato
così, sotto l'impulso del momento, forse solo per provocarlo un po'.
Lo osservo mentre si toglie gli occhiali e sposta lo sguardo da
un'altra parte, verso terra. Lo fa sempre quando si concentra. Pare
un oracolo. Con gli occhi fissi che sono grandi e arrossati cambia
tono.
E tu ci credi. Sei
scemo? No, scusa, è che veramente certi discorsi… Mo' ti dico che
c'avevamo due motorini 50 per muoverci e tu mi tiri fuori 'sti
discorsi? Una banda di improvvisati e tu mi parli della Spectre, di
centrale internazionale dell'inghippo?
Veramente, il fatto
che eravate -permettimi- una banda di poveracci non c'entra niente
con il fatto di essere già scoperti, conosciuti… mi ci incaponisco
appena, giusto per non tenermela tutta la sua replica che se non ha
un tono sprezzante pure non è che mi piaccia troppo.
Eh no! Se mi dici
così, no. Ma tu ti immagini cosa vorrebbe dire... Cioè non il
significato, ma i presupposti? Quanti ci stavano dietro? Quanti ne
occorrevano? Ammesso che non fossimo noi a dire a loro che cosa stessimo a fare,
hai idea di quanta gente occorre? Ci vuole un bel pezzo di polizia e
tutti o quasi i carabinieri. Che non gli bastavano nemmeno… Che più
o meno tutti sanno tutto… ma ti rendi conto? E nessuno parla! Tutti
muti, tutti zitti, tutti d'accordo! Ministeri di omertà! Anche dopo, a cose fatte,ovviamente. In Italia... Ma non
scherziamo proprio. Ah, dimenticavo, e la Magistratura? Pure di
quella un pezzo dovrà sapere no? e i Servizi? Ma hai idea in che
Paese vivi? Ecco io quando sento questi discorsi proprio non so come
rispondere. Mi sembrano favole, capisci? Farsi l'idea del complotto,
della realtà che se non è incredibilmente complicata non è
plausibile, dei Templari, delle scie chimiche…
Si era proprio
infervorato, Gianni. Ballonzolava sulla sedia e agitava le braccia
facendo strani movimenti. Ruotava i polsi tenendo le dita aperte come
se stesse afferrando una palla di stucco o di pongo. Poi ruotava le
mani una in senso opposto all'altra come se stesse impastando e si
teneva curvo su quella figura, fissandola con la testa piegata.
Efficace rappresentazione del fornaio segreto della storia recente
del Paese… Non mi tenni e gliene infilai un'altra:
Perché Gelli…
Oddio! Gelli! Ma noi
mica eravamo due o tre massoni ex repubblichini a tramare da Arezzo o
da Perugia, a scavare nelle relazioni di potere e organizzare la
reazione al cambiamento! Noi venivamo dalle lotte, capisci? Mica da
qualche congiura!
Probabilmente aveva
ragione e si infervorava troppo, perdeva concentrazione, non era più
divertente. Mi arresi.
Ok, ok, scusa e per
andare in vacanza ti sei preso il Garelli.
Già, ma non per
sicurezza, avrei potuto prendere un treno. Non è che fossi seguito,
pedinato, osservato, mi capisci? Un conto era la mia paura, la mia
paranoia, un altro la realtà. Che non è che sia entusiasmante, per
carità, ma che è quella lì, piuttosto semplice, piaccia o non
piaccia… Va be'. Certi discorsi non li capisco proprio... No, è
che mi piaceva l'idea di prendere il motorino e partirmene,
l'avventura anche. D'altro canto a me viaggiare, guidare è sempre
piaciuto. Un giorno ti racconterò. E, insomma, così Beeeeeeeee me
ne parto con il gas a manetta e un maglione addosso che faceva
freddo. Esco da Torino, imbocco per Asti, Beeeeeeee. Sale il sole, e
comincio a scaldarmi, ma non mi posso togliere il maglione nemmeno
allora. Incredibile come il vento ti succhia via il calore dal corpo.
Pure a quaranta all'ora d'estate, è una questione di tempo, di
quanto ci stai. E via a quaranta costanti quando andava bene, il gas
sempre tirato, Beeeeeee, ma se c'era una slita la velocità
diminuiva. Poi Alessandria, e su verso Genova. Beeeeeeeee. Tornanti,
camion, bella strada. Il mare. Davvero quando in un viaggio arrivi al
mare è come in un film. Stacco, cambia l'inquadratura, cambia tutto.
Così (era ora di pranzo, più o meno), mi cerco un posticino dove
mangiare. Credo tra Genova e Spezia. Che poi è buffo avere il mare
vicino. Magari hai case su tutti e due i lati della strada ma il mare
lo senti, lo avverti comunque. Sai che è lì e che alla prossima
piazza lo vedi. Pranzai sul lato a monte di una strada da dove non si
vedeva il mare.
Bella la Liguria.
Bellissima. Insomma,
mangio, mi scaldo un po'. Avrò sfogliato il giornale, avrò preso un
grappino, immagino, certo non avrò attaccato discorso con nessuno,
allora non ne ero capace. E poi via nel pomeriggio, beeeeeeeee, e
dopo Massa, un sacco di camion che mi superavano o che raggiungevo
senza poterli superare, ovvio. E si avvicina il tramonto,
beeeeeeeeeee. Sarò arrivato a Pisa dopo le otto mezzo sordo e con la
pelle sensibilizzata per essere stata al vento tutte quelle ore. E la
cosa che mi ha stupito di più è stata
guardarmi alo specchio. Avevo gli occhi neri.
Dalla
stanchezza?
No,
no, dallo smog. Dal fumo dello scappamento dei camion. Una pappa
nera, tutto attorno agli occhi e pure dentro.
E
nel naso.

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