In memoria

Forse sono solo giustificate esagerazioni del ricordo le sagome nere armate di carabina che stanno di sentinella sul tetto del cimitero di Trento.
Il trasferimento da Cuneo è stato fulmineo come quelli che nel nostro circuito dei camosci sbattevano da Trani a Pianosa a Fossombrone a Nuoro senza preavviso: la squadretta in cella, l'intimazione di prendere la propria roba, il sacco di plastica nera da spazzatura condominiale chiuso con un nodo doppio, la matricola, gli schiavettoni e via.
La facoltà di vedere per l'ultima volta mio padre prima della cremazione fu un privilegio con il risvolto della rappresentazione della mia pericolosità.
Il viaggio è quello di sempre: un furgone blindato, una cella che ne prende la metà, dentro i sedili disposti trasversalmente e voi sopra, con le mani incrociate negli schiavettoni che cercate di sbirciare un po' di mondo attraverso i buchi della griglia della gabbia.
All'uscita dell'autostrada veniamo presi in mezzo da delle volanti, si accendono i lampeggianti e le sirene e si attraversa tutta la città fino al cimitero. Poi a piedi i pochi metri fino alla camera mortuaria dietro a uno schermo di guardie armate.
Mio padre è esposto inclinato verso l'alto, sotto un foglio di cellophane. Sopra quello dei fiori, l'odore è forte e la scorta ne è colpita. Oggi non ho bisogno di sapere che Susanna e Maria pensarono anche a me, disponendo quel contorno pietoso che allora mi sembrò incongruo e celebrativo.
Non ricordo fiori attorno a mia madre, ma solo il suo viso; ma ero protetto da adulti attorno al lettone dei miei, lei sul lato su cui negli anni a venire avrei dormito spesso quando papà mi teneva accanto e mi schiacciava nel sonno: solo un'altra notte l'avrei trascorsa tanti anni dopo così vicino a qualcuno.
Il viso di mio padre non esprimeva distacco dalla vita e lo guardai per pochi minuti sentendomi dentro i miei stessi occhi e solo lì, come faccio certe volte per essere nudo e zitto davanti alle cose.
Poi riprende il carosello che vuol competere con il dramma e non ci riesce se non per le inutili regole imposte dal senso dello spettacolo.

Carlo Scotoni 22 agosto 1918 - 11 settembre 1981

Papà festeggiava il compleanno assieme a zia Elena il 17 o il 18 agosto, non ricordo bene.


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