Debiti

Di mio padre ho il nocciolo della mia gratitudine: molto oltre quello che lui abbia fatto per me – e continuò sempre a fare tantissimo. Carlo mi è nato e cresciuto dentro abitandomi e facendomi scoprire la mia casa – accompagnandomi nelle sue stanze, mostrandomi le sue perché io potessi trovare e costruire le mie. E' stato modello, esempio, presenza e assenza e oggi non è più nulla di tutto questo perché ha iniziato a precedermi, a accompagnarmi, a abitarmi dentro, a rendere più allegre le mie stanze – queste stanze di cui apprezzo le porte aperte. Porte aperte: che bella espressione a comprenderla – apro una porta e scopro che la mia casa è molto più grande e abitabile di quanto sapessi – si allarga. Dal mio salotto che un tempo fu la mia rimessa ora parte una scala a chiocciola che porta nel sottotetto e a un piccolo balcone scavato tra le tegole. Di lì si vede un campanile. Ora mi volterò e potrò dirigermi e esplorare la mia casa e se continuerò abbastanza a lungo troverò la presenza di chi mi è caro, di chi può come me esplorare la mia casa perché io gli ho aperto le porte. Ma quante stanze Carlo ha contribuito a farmi trovare, o a farmene tracciare il provvisorio confine, e quante porte aperte mi ha mostrato. Me lo immagino guardarmi bambino lui grande, con la mano sulla maniglia, mostrandomi come si apre e come il battente ruota sui cardini. E me lo posso ben immaginare davanti a una serratura chiusa a cercarne la chiave, con accoramento, con rifiuto della solitudine. Ora alzo gli occhi e ci vedo allo specchio. Nello specchio in piedi accanto alla porta ci sono io e sempre io sono a terra, gattoni - sorrido a me stesso - lui è in casa, in altre stanze, sento che sta aprendo altre porte.
Mi direte che fui io e non lui a costruirmi la casa, ma ne siete sicure e sicuri?

Commenti

Post popolari in questo blog

Merdine

"Venti di guerra"

Violencia y revolucion