Ospiti


In Tribunale per chiedere giustizia.
Quando arriva una notifica da parte del Tribunale per una testimonianza bisogna andare.
Sono anni che come testimone di relata (chi ascolta e raccoglie la denuncia, una pratica che si svolge nei centri antiviolenza) mi reco in Tribunale. Vedo il nome della donna per la quale devo testimoniare – certo sono passati tanti anni - dovrò concentrarmi per ricordare bene gli accadimenti. Convocazione Tribunale sezione Penale Piazzale Clodio ore 9,30. Guardo dove si trova l’aula, guardo l’ordine numerico delle cause nella lista affissa dal Cancelliere fuori dall’aula. Siamo il 4° procedimento, - chi sa a che ora toccherà a noi.
Intanto arriva la donna, la parte lesa, bella, raggiante, ci leghiamo in un abbraccio di calore, di chi ha avuto molto da spartire, un abbraccio complice. Come faccio a non ricordarmi di lei. I ricordi mi affiorano tutti. Era una mattina, andai a prenderla alla stazione del treno, alcuni giorni prima per telefono avevamo deciso come doveva fare e cosa fare per fuggire. La riconosco senza averla mai vista , si acuisce l’intuito in questi casi. Eccola lì spersa che cerca, ha uno zainetto sulle spalle e tre figlioletti, uno più bello dell’altro. Me li presenta, hanno nomi da imperatori romani. No, non posso dimenticare niente di lei, i ricordi mi affiorano tutti: ora la vedo come se fosse davanti a me con i suoi occhiali da sole per nascondere i lividi agli occhi, mi sorride, ci sorridiamo, le dico – “sei a casa, ora puoi stare tranquilla”.
Oggi sono passati sei anni e devo testimoniare, ricordo tutto, mi succede sempre quando arrivo in Tribunale, a ogni testimonianza. Le guardo e riemergono nei miei pensieri, i volti, il loro arrivo al Centro, le loro storie, la nostra relazione quotidiana.
Ecco, tocca a noi, la donna legge il giuramento e inizia, la guardo e non ascolto, mi concentro sulla sua mimica per capire come si sente. la sua voce mi giunge in lontananza, - caspita come è brava – riesce a controllarsi, entra nei particolari, nei dettagli, è forte.
Eccola, la sento: ora sta vacillando ritornando nei suoi ricordi, non è più ferma, il tono della voce è cambiato è tremulo, prende un fazzolettino e si asciuga le lacrime. Allora la Giudice chiede se vuole fermarsi, se vuole un bicchiere d’acqua. Beve un sorso, vuole continuare a parlare, dice tutto, con sofferenza riesce a dire tutto. Ricorda giorni, luoghi, ore, tutto quello che ha subito per tanti anni, le lacrime scendono ma non si ferma.
Io sto li osservo, l’esperienza mi giunge in aiuto, non mi faccio coinvolgere dalle emozioni perché tra poco tocca a me.
La Giudice decide comunque per una pausa di pochi minuti: chissà se è per Lei o un atto di sensibilità per la donna e per quello che sta raccontando.
La guardo uscire dal banco dei testimoni non è più dritta, bella, fiera come al suo arrivo quando ci siamo abbracciate.
Mi assale la rabbia, sì rabbia. Guardo il Pubblico Ministero che si aggiusta la Toga, siamo in pausa, mi controllo sono quieta ma decisa, mi avvicino e gli chiedo, “posso farLe una domanda?” – “Certo” – allora dico: “Senta, sono passati sei anni dal reato, ma è caduto in prescrizione?”. Lui mi guarda e con l’aria di chi timbra i conti correnti alla posta mi dice con naturalezza “Certo. Il reato di maltrattamento sì. Possiamo però procedere per il mancato mantenimento.”
Lo sapevo, da quando ero partita da casa mi ero già fatta i conti, il reato era in prescrizione, ma forse mi sbagliavo, ci volevo credere.
Oggi siamo venute a Piazzale Clodio - Tribunale - per alcuni è stato come fare un ‘ Gioco di Ruolo’ .
Per la donna NO.
In Tribunale ci si va per chiedere giustizia..

Carla Centini da facebook il 24/07/2017

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