Uomo da marciapiede a Erbil
Uomo da marciapiede a Erbil
A Roma, via Nazionale è più erta della Two Ways di Erbil, ma non ci si crede quanta poca pendenza sia sufficiente per obbligare a ricorrere a dei gradini tra un settore di marciapiede e l'altro se li si costruisce orizzontali.
Gran parte di quelli del quartiere Ankawa di Erbil sono fatti in questo modo; delle terrazze orizzontali davanti alle case, piuttosto larghe, disposte una a fianco all'altra lungo la via e, dunque, separate tra loro da un gradino, di altezza variabile. Come converrete questa differenza di livello e i gradini che la delimitano aiutano a considerare il tratto di marciapiede antistante l'edificio una sua estensione. Ed è ciò che avviene. Il libero dispiegarsi delle scelte individuali che per gli inglesi avviene nei giardinetti sul retro qui trova realizzazione sul marciapiede. Marciapiedi di mattonelle di cemento colorate, mattonelle di finto cotto, mattonellone di gres porcellanato, di marmo, persino... è tutto un fiorire di appezzamenti diversamente concepiti, colorati, pieni di voglia di dire e raccontare. Talvolta il piano dell'edificio sta a un metro dal piano del marciapiede per cui occorrono dei gradini di raccordo. Spesso queste scale occupano tutta la lunghezza della facciata, spesso sono disposte a comporre piccoli scaloni monumentali tripartiti, ovali, serpeggianti dove lo scarso numero di gradini -il risibile dislivello- non ha tarpato le ali alla creatività hollywoodiana. E dove cè scala c'è balaustra e dove c'è balaustra non dovremmo farci mancare un lume, un decoro, un artefatto. Infatti non ce lo facciamo mancare, anzi, abbondiamo. Siccome poi non ci si deve fare mancare nulla, ecco un po' di arredo urbano; fioriere, rivestimenti in finta erba sia verde che fucsia, tutto messo alla prova dagli UV assassini dell'insolazione estiva, tutto leggermente spento dallo strato infinitesimale di polvere giallastra che sembra ricoprire tutte le superfici in qualsiasi inclinazione si presentino. Il frequente fiorire di intenzioni pompose si realizza dunque malamente: un poco perchè manca delle dimensioni necessarie, un poco perché viene contrastato dalle esigenze di manutenzione e molto perché è annegato sotto una montagna di condizionatori che spesso non vengono appesi alle pareti ma ammonticchiati uno sopra l'altro. Si parla di decine di pompe di calore per edificio, disposte a coprire intere pareti. Insomma, c'è questa specie di mancato riscontro tra intenzioni e risultati e si ha l'impressione che le intenzioni stesse soffrano di un difetto di coerenza, come se fossero poco strutturate, incomprese, frutta colta ancora acerba. Alla fine quello che si nota, a livello di marciapiede e di vetrina è un coacervo di cose cresciute e rovinate, affastellate e contraddette, di cui l'esempio forse più drammatico sono le rampe per l'accesso facilitato delle persone costrette sulla sedia a rotelle. Credo di non averne vista nessuna che non fosse stata costruita con una inclinazione assassina, fino a ridursi a un puro e semplice riempimento dello spazio tra pedata e alzata dei gradini cioè un trampolino per sci acrobatico. Li ho visti quasi sempre realizzati in materiali lisci: se il marciapiede era in gres porcellanato, altrettanto lo era il rivestimento della rampa. In un caso ci dovette essere un qualche sussulto di buon senso e fu fatto un tentativo di rimediare tracciando con una mola dei solchi sulla superficie dura e liscia. Naturalmente, dal momento che i solchi erano stati improvvisati, il risultato era una serie di linee ondulanti, casuali, che disegnavano una specie di griglia sghimbescia: ancora una volta un monumento all'intenzione.
Il bordo del marciapiede verso la carreggiata si risolve spesso in un gradino vertiginoso, soprattutto verso le laterali quando l'inclinazione della via si è tradotta in un guadagno di quota del marciapiede-terrazza. Lungo la base del precipizio scorre il letto di un rivo anche perché c'è l'abitudine di lavare spesso i marciapiedi con lunghe pompe da giardino. Qualcuno mi ha detto che se piove intensamente, l'altezza dei marciapiedi diventa una salvezza e io trovo perfettamente credibile la cosa. Comunque, anche se la quota di suv e cross-over è particolarmente importante, resta difficile accedere al marciapiede con un'auto o un furgoncino, per cui il dislivello viene spesso ammorbidito da un riempimento rigorosamente artigianale di cemento. D'altronde occorre evitare che esso impedisca lo scorrere dell'acqua e così viene lasciato un piccolo spazio vuoto, un minuscolo canyon tra il bordo del marciapiede e quello del riempimento in cemento.
A breve distanza dal bordo ci sono il pali che sorreggono il fili della corrente elettrica, affastellati di fili, talvolta con quadri di interrutori (?) prese (?) cartellini indicatori (?) quadri di derivazione (?) inchiodati a una certa altezza. Sono anch'essi un elemento importante per cui sarebbe stato ingiusto non nominarli. Eppure l'incontro che per due volte mi si è presentato e che ha rinfocolato ogni mia antica, ormai ritenuta sopita, curiosità per l'ermeneutica essoterica è stato relatico a un oggetto di difficile descrizione. Un tubo di pochi centimetri di diametro che esce dal cemento del marciapiede. Un raccordo a gomito e un altro pezzo di tubo, che questa volta corre parallelo alla superficie a un mezzo centimetro di distanza, di una ventina di centimetri di lunghezza, infine un altro raccordo a gomito che fa risprofondare nel cemento il condotto: una specie di maniglia che spunta dal cemento, troppo vicina alla superficie per poter essere afferrata, perfetta per un inciampo carpiato, verde.
A Roma, via Nazionale è più erta della Two Ways di Erbil, ma non ci si crede quanta poca pendenza sia sufficiente per obbligare a ricorrere a dei gradini tra un settore di marciapiede e l'altro se li si costruisce orizzontali.
Gran parte di quelli del quartiere Ankawa di Erbil sono fatti in questo modo; delle terrazze orizzontali davanti alle case, piuttosto larghe, disposte una a fianco all'altra lungo la via e, dunque, separate tra loro da un gradino, di altezza variabile. Come converrete questa differenza di livello e i gradini che la delimitano aiutano a considerare il tratto di marciapiede antistante l'edificio una sua estensione. Ed è ciò che avviene. Il libero dispiegarsi delle scelte individuali che per gli inglesi avviene nei giardinetti sul retro qui trova realizzazione sul marciapiede. Marciapiedi di mattonelle di cemento colorate, mattonelle di finto cotto, mattonellone di gres porcellanato, di marmo, persino... è tutto un fiorire di appezzamenti diversamente concepiti, colorati, pieni di voglia di dire e raccontare. Talvolta il piano dell'edificio sta a un metro dal piano del marciapiede per cui occorrono dei gradini di raccordo. Spesso queste scale occupano tutta la lunghezza della facciata, spesso sono disposte a comporre piccoli scaloni monumentali tripartiti, ovali, serpeggianti dove lo scarso numero di gradini -il risibile dislivello- non ha tarpato le ali alla creatività hollywoodiana. E dove cè scala c'è balaustra e dove c'è balaustra non dovremmo farci mancare un lume, un decoro, un artefatto. Infatti non ce lo facciamo mancare, anzi, abbondiamo. Siccome poi non ci si deve fare mancare nulla, ecco un po' di arredo urbano; fioriere, rivestimenti in finta erba sia verde che fucsia, tutto messo alla prova dagli UV assassini dell'insolazione estiva, tutto leggermente spento dallo strato infinitesimale di polvere giallastra che sembra ricoprire tutte le superfici in qualsiasi inclinazione si presentino. Il frequente fiorire di intenzioni pompose si realizza dunque malamente: un poco perchè manca delle dimensioni necessarie, un poco perché viene contrastato dalle esigenze di manutenzione e molto perché è annegato sotto una montagna di condizionatori che spesso non vengono appesi alle pareti ma ammonticchiati uno sopra l'altro. Si parla di decine di pompe di calore per edificio, disposte a coprire intere pareti. Insomma, c'è questa specie di mancato riscontro tra intenzioni e risultati e si ha l'impressione che le intenzioni stesse soffrano di un difetto di coerenza, come se fossero poco strutturate, incomprese, frutta colta ancora acerba. Alla fine quello che si nota, a livello di marciapiede e di vetrina è un coacervo di cose cresciute e rovinate, affastellate e contraddette, di cui l'esempio forse più drammatico sono le rampe per l'accesso facilitato delle persone costrette sulla sedia a rotelle. Credo di non averne vista nessuna che non fosse stata costruita con una inclinazione assassina, fino a ridursi a un puro e semplice riempimento dello spazio tra pedata e alzata dei gradini cioè un trampolino per sci acrobatico. Li ho visti quasi sempre realizzati in materiali lisci: se il marciapiede era in gres porcellanato, altrettanto lo era il rivestimento della rampa. In un caso ci dovette essere un qualche sussulto di buon senso e fu fatto un tentativo di rimediare tracciando con una mola dei solchi sulla superficie dura e liscia. Naturalmente, dal momento che i solchi erano stati improvvisati, il risultato era una serie di linee ondulanti, casuali, che disegnavano una specie di griglia sghimbescia: ancora una volta un monumento all'intenzione.
A breve distanza dal bordo ci sono il pali che sorreggono il fili della corrente elettrica, affastellati di fili, talvolta con quadri di interrutori (?) prese (?) cartellini indicatori (?) quadri di derivazione (?) inchiodati a una certa altezza. Sono anch'essi un elemento importante per cui sarebbe stato ingiusto non nominarli. Eppure l'incontro che per due volte mi si è presentato e che ha rinfocolato ogni mia antica, ormai ritenuta sopita, curiosità per l'ermeneutica essoterica è stato relatico a un oggetto di difficile descrizione. Un tubo di pochi centimetri di diametro che esce dal cemento del marciapiede. Un raccordo a gomito e un altro pezzo di tubo, che questa volta corre parallelo alla superficie a un mezzo centimetro di distanza, di una ventina di centimetri di lunghezza, infine un altro raccordo a gomito che fa risprofondare nel cemento il condotto: una specie di maniglia che spunta dal cemento, troppo vicina alla superficie per poter essere afferrata, perfetta per un inciampo carpiato, verde.

...in completa adorazione...☺☺❤
RispondiEliminaChe dire? Mi confondi...
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